Il mio assenzio

Il mio assenzio

7 Settembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Ti prende una vocazione d’assenzio. Intorno non possono capire, le parole perdono il senso, ci vuole assenzio. Parlano, parli, ma non trovo corrispondenza tra quel che dici, ascolti e quel che capisci, capiscono. Assenzio in una fumeria d’oppio di Hong Kong, in un mondo che si fa mondo proprio, che se ne va da questa terribile banalità.

Ti prende una vocazione di assenzio e lievita un mondo tuo che hai dentro. La notte di sonno banale mi vengono gli incubi che non so domare, ma nel volo di assenzio non ho alcun timore, vivo senza quelle ferite che continuano a buttare un sangue che non ci dovrebbe stare.

Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
a a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria.

Fabrizio De Andre, Creuza de Ma

Ombre sui muri, ombre di marinai della vita, qui nel fumo, in un bicchiere colorato di verde ma immune dalle speranza di quel colore, ma lascia passare per viaggi che vuoi tu.

Ora qui tutti ordinano salute, latte e caffè come se fosse immortale lo stare, in un angolo in verde rendo intenso il vivere non allungo la sua agonia. Il sole ha pure lui la sua nostalgia, la luna non ti dico, ma che fa, non serve alcun canto

Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Giacomo Leopardi, canto notturno di un pastore errante dell’Asia

Bevo assenzio, solo che di anice ho la bocca, inebriata la testa, vaghi i muscoli e fuori gli incubi. Del resto immortale è la luna, non il pastore tra le sue greggi.

Un uomo probo ha pietà di me, non sa quanta ne ho del mondo e di lui. Una donna mi guarda e ordina assenzio. Ha il suo mondo, si sistema accanto. Ciascuno con il suo canto. L’unico solo è quell’uomo saggi che morirà di salute non conoscendo mai il sorriso della luce.

Nella foto: L’assenzio Edgar Degas. 1875-1876 e conservato al Museo d’Orsay di Parigi