8 settembre, il granatiere di Porta San Paolo. Così inizia la Resistenza

8 settembre, il granatiere di Porta San Paolo. Così inizia la Resistenza

8 Settembre 2021 0 Di Lidano Grassucci
Sono un ragazzo, in divisa ma pur sempre un ragazzo. Ho giurato di difendere il mio Re, che mi dicono non si trova più qui. Dicono sia fuggito, non per onor suo ma in vita sua. Chi difendo io? A Goito ragazzi come me hanno messo il petto al grido “A me le guardie”, e la battaglia non era più perduta, si faceva l’Italia.
Qui? Qui oggi non c’è Amedeo d’Aosta che ci chiama, lui non grida. Qui la voce viene da dentro, per la prima volta non per il Re. Sono qui a Porta San Paolo, l’ordine non c’è, ma c’è la consapevolezza, qui dobbiamo stare.
Fermi, li vedo vengono dall’Eur. Ci chiedono di lasciarli passare, dice che non serve, dice voi italiani non siete in grado. Voi italiani avete tradito, siete feccia e lo dicono in tedesco a Roma.
Gli ufficiali nostri gridano, viene gente con le armi che può’. Gli ufficiali sono ragazzi come me, studenti che non studiano più.
Ma perché, siamo qui? Non c’è il Re, non c’è un ordine. Dicono in tanti la Patria è morta, non c’è che questo vento di settembre e la gente che viene, sono romani con il fucile da caccia, la rivoltella di nonno della guerra ’15/18.
Donne ci portano il pane, ci chiedono di figli che non rivedranno e ci danno pane, per donne che ai loro figli daranno pane chissà dove. Piangono e gridano, andate via, andate via salvatevi.
Sono un ragazzo, mica è giusto che sia qui. Lo so che si fanno cose per i figli, ma io non ne ho.
L’ufficiale è anche lui un ragazzo, farfuglia del Monte Cengio quando ragazzi come noi, per non abbassare la guardia si sono gettati dalla rupe, morti ma senza timore, per onore. Si convince forse, ma ha paura come me. Abbiamo tanta paura oggi noi granatieri del Re che è fuggito.
Arriva gente, col fucile da caccia, noi piazziamo il cannone.
Li vedo da lontano, pare che vengano qui a fare una gita, a vedere Roma. Pensano che non saremo qui che fuggiremo via, del resto perché morire per figli che non avrò.
Morire per una Patria che è fuggita, per un Re, vile, che non sta con le sue guardie.
Arrivano, mandano emissari a dirci di andar via, di non fare cose inutili, ci dicono che abbiamo già perso che non siamo uomini, inutili italiani e ridono di noi, la paura è sul mio volto.
Sono granatiere di Sardegna le mie insegne hanno la testa dei mori mozzati per la libertà di un isola lontana. Io non mi sposto. No, no, non mi sposto e questa volta non per il Re ma per me, perché quando in questo posto ci sarà rumore sarà il mio onore.
Resto, perché lo devo a me.
Non vi ricorderete certo di un ragazzo, un poco alto, un salamone di almeno un metro e ottanta che aveva tanta paura. Ma non prendo ordini in tedesco, non ne dò, ma qui resto. Capiscono e si stupiscono, in tedesco dicono : sono pazzi, non se ne vanno.
Sparano, la batta arriva vicina, rispondiamo come si può.
L’ufficiale salta prima ma di granata non di dirupo come al Cengio, noi facciamo come a Goito, ma non sarà.
Sparano, spariamo non passano, la piramide Cestia fa da vedetta, il Re è fuggito l’Italia no.
Resto qua, ma cosa mi fregava a me, non sono manco di qui, sto qui per la mia altezza solo per questo.
Sono un ragazzo che crede che al mondo devi il mondo e sei la dignità, mi hanno detto “difendi Roma”, e sono qui. Pensare che non c’ero mai stato prima a Roma, pensare che non ci sarei mai stato.
Vero la Patria è morta, io pure avrò la stessa sorte, ma sono rimasto.
Il mio nome è su una pietra, dice che qui quel giorno quando tutti sono andati via, noi siamo rimasti, come a Cefalonia, come i carabinieri nello loro stazioni. Non è vero che non avevamo paura, non è vero che cercavamo la morte, volevano correre in bicicletta, guardare le sottane, bere il vino, è finito tutto qui, a Roma.
Anzi no, è cominciato qui, quando passate pensate a me: venivano dall’Eur, li abbiamo fermati per un poco come abbiamo potuto.
Battaglia di Porta San Paolo
Settembre 1943

Il 10 settembre 1943, Porta San Paolo fu teatro dell’ultimo tentativo dell’esercito italiano di evitare l’occupazione di Roma.

XXI divisione granatieri di Sardegna, carabinieri territoriali di Roma, Lanceri di Montebello, uno squadrone del Genova Cavalleria e reparti della Sassari. Si attestarono a difesa di Roma. In aiuto dei militari italiani intervengono numerosi civili, ne moriranno 400, di cui 44 donne. Nella battaglia sono caduti 1167 soldati italiani.

A fianco dei granatieri trovò la morte Maurizio Cecati, diciassettenne. Fu forse il primo caduto nella lotta di Liberazione a cui venne riconosciuta la qualifica di partigiano