Sezze, Cgil/ Confronto con i sindaci: le domande di un emigrato
16 Settembre 2021Salvatore Piccoli a nome della Cgil mi chiede se posso andare a presentare un confronto tra i candidati sindaco a Sezze. Penso… ma io non ci vivo più, e in questo tempo sono un poco freddo anche con i ricordi della città in cui sono nato e dove, ahimè, mi hanno educato. Freddo in questo afoso settembre perché ritrovo la codina rivoluzione verbale che in nome di cambiare ogni cosa, non spiccia manco la tavola dopo aver mangiato ma protesta perché è sporca.
Ma? Ma, mi chiamo Lidano e pure Grassucci
Poi Salvatore e Letizia mi fregano sempre per quell’altro amore che ho e che mi trascino, che è quello del socialismo. Sezze e socialismo, avrò problemi con le parole che iniziano per esse?
Già l’amore… Cornacchia, nel film di Luigi Magni “Nel nome del signore” involontariamente dice a Pasquino, un grandissimo Nino Manfredi, “non me dice il core”. E Pasquino capisce: “Ecco che frega il popolo, il core… il core”. I preti (gli intellettuali) non hanno core. E non avendo core producono mostri.
E il core ci frega, mi frega altro non ho ed istruzion mi manca.
Dico si, vengo. Ma che domande farò? Non certo chiedere a loro colpe di cose di cui siamo correi. Se vieni da una città brutta e sporca come Latina ti accorgi che sei a Sezze perchè lo è ancora di più, rifiuti ovunque gettati non dalal Spl, non dai consiglieri, ma da noi da noi che “amiamo Sezze non rispettandola”. Se vai in centro storico le strette sono strette per definizione, nate per il passo, per il mulo e noi pretendiamo spazio per idioti Suv che non andranno mai fuori strada, ma ne occuperanno tanta. Chiederò perchè una azienda, la Spl, non dialoga manco con Bassiano ed è una conglomerata coreana che si occupa di: morti, pulizie, farmacie….
Chiederò di rispettare le piazze e i santi, ma questi dentro le chiese. Chiederò se si sono accorti che ai Cappuccini tanti ragazzi che studiano stanno facendo la Sezze che ci sarà, quando noi non ci saremo.
Chiederò che il lavoro sta nelle mani degli artigiani che da noi sono “artisti” per il rispetto che abbiamo a cambiare il mondo.
Non chiederò di onestà o disonestà, non sono guardia, non sono prete, ma di pensare che questa è una capitale e non uno strapaese, di andare a offrire servizi agli altri non chiuderci in se stessi. Abbiamo fatto la scuola infermieri non per noi, ma per la regione, abbiamo inventato la ludoteca e i giochi ma non per noi ma per l’Italia, abbiamo provato la cura degli anziano, la geriatria, quando gli altri consideravano la vecchiaia incurabile. Abbiamo inventato un torneo di tennis per le ragazze decenni fa, guardate quanto è rivoluzionario lo sport alle donne dalle storie delle ragazze di Kabul.
Siamo come Roma quando la capitale andò a Bisanzio, a Ravenna…
Chiederò quel che posso come so, per pensare che un futuro sia possibile e non il declino irreversibile.

Sezze, domenica 19 settembre centro Calabresi alle 10. Con il segretario generale della Cgil Latina e Frosinone, Giovanni Gioia. Dibattito con Francesca Balestrieri


