Lo sguardo nell’autonomia di baciare
23 Settembre 2021Le cose le “intruppi”, ci sbatti contro per le vie che vengono e non sai mai da dove. Non conoscevo Vittorio Corcos un pittore del secolo scorso, mi entra per via di un ritratto di donna esposto alla Galleria Borghese di Roma. Visto che è giunto, lo guardo, inforco gli occhiali (per età) e cerco il senso per sensazione. Mi colpisce l’iperealismo dell’opera, questa “realtà” aumentata che non consentiva la fotografia in una dimensione che è figurativa. E’ una iperesposizione su lastra che si fa tela di una donna. Ha “dismesso” il cappello che la proteggeva da un sole da ottobrata romana, ha “dimenticato” l’ombrello perché con la pioggia in questo tempo non si sa mali. Lei ha riposato tutte, dico tutte, le protezioni ora è libera di pensare, di anticipare gli sguardi che il suo pudore pare richiamare. Ha guanti per non sporcarsi il viso, ha guanti per reggere una malinconia che non diventa sorriso. Guarda davanti a se, la panchina della villa comunale diventa un sofà di attimi sentiti altrove ma ora portati qui. Non è sola è “assolata”, volutamente diventata di se stessa. Una autonoma disposizione della luce, non è il pittore ad essere guardato è il dipinto a ritrarsi da se stesso. Lei non cerca la bellezza, non è impudica è libera. Libera nei ricordi, sfrontata nel ricordare. Segnata dalla sua stessa consapevolezza.
Corcos è ritrattista, il ritrattista che normalmente “ritrae” con lui diventa un “estrattore”, è un quadro dell’anima di lei. Un quadro di una autonomia che stava nascendo, la libertà che diventa manifesta. E’ il manifesto di un tempo che non si misurava più con l’orologio delle torri comunali, con il battere delle campane, ma con l’orologio nel taschino. Autonomia di vita e questa donna pudicamente racconta dell’autonomia di baciare.
Vittorio Corcos, Sogni. Galleria Borghese Roma


