La morale giudicante ed il ladrone che sono
1 Ottobre 2021Non vi è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione
Immanuel Kant
Dio mio quanti danni fa la morale sbandierata e manifesta, non praticata e negata nel buio della coscienza.
In questi giorni fatti “incredibili”, da non credere, mi schiacciano alla mia caducità di contraddirmi e lacerarmi. Purissimi rigorosi si dimostrano erranti ancor di più di quelli a cui non hanno perdonato il peccato.
Matteo Morisi è un signore che può far tutto di se, ma lui ha negato prima tutto degli altri. Per dirla con Kant era nell’insicuro della tentazione gridando scandalo per la mancata virtù degli altri.
L’episodio riguarda lui e non posso giudicarlo per ciò a cui è tentato, mille sono i tentacoli che non mi escludono.
Ma? Ma debbo dire che voglio star male nei miei errori: in condotte che quando le conduco ci gioca di fino il fato. Questo mi porta a non farmi meraviglia degli altri, impegnatissimo nella mia di meraviglia.
Il mio dito non può indicare, il mio sasso non può lapidare, la mia vita non può essere d’esempio e lo rivendico. Rivendico la mia cattiveria che è l’egoismo che non vorrei ma che umanamente ho.
Non sarò per te un esattore
di una lacrima ventuno volte al mese,
non conterò i giorni alle tue lune
per far l’amore senza rimborso spese.
di una lacrima ventuno volte al mese,
non conterò i giorni alle tue lune
per far l’amore senza rimborso spese.
Anna di Francia, Claudio Lolli
Versi di quando cercavo pane ma con le rose, di quando presi la malattia di capire la differenza tra il vestire abiti belli ed essere la mia maschera ed essere bello in abiti lisi.
Mio padre mi prese in contraddizione, ero nel torto oltremodo nella vita, ma non mi diede la punizione per aggiungere torto al torto, ma mi insegno l’esempio di chi sapeva di aver già sbagliato. Da allora non sento “non capiterà a me”, ma soltanto “non far male” e farlo è inevitabile.
Non sono capace di non vedere l’umano anche in Caino e io sono in quegli occhi.
Non mi stupisco di chi pecca ma di chi peccando si batte il petto.
Si chiamava Disma, era un ladrone, detto anche Tito. Lui di errori ne aveva fatti mille e mille e uno. Ogni cosa terribile era nella sua vita. Lui per giustizia era in croce ma della medesima pena era un Salvatore e lui di quel giusto ebbe pietà sentendolo avere un dubbio al Padre per il dolore eguale senza aver mai peccato
Ma adesso che viene la sera ed il buio
Mi toglie il dolore dagli occhi
E scivola il sole al di là delle dune
A violentare altre notti
Mi toglie il dolore dagli occhi
E scivola il sole al di là delle dune
A violentare altre notti
Io nel vedere quest’uomo che muore
Madre, io provo dolore
Nella pietà che non cede al rancore
Madre, ho imparato l’amore
Madre, io provo dolore
Nella pietà che non cede al rancore
Madre, ho imparato l’amore
Il testamento di Tito, Fabrizio De Andrè
Un cattivo che ha misericordia per il buono, questa è la cosa che ho capito, ma non mi perdono
“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Gesù gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”
Vangelo secondo Luca
Di morale si muore, di rigore non si ama, di paura non si vive. E l’infamia è perdonarsi non perdonando
Michelangelo Buonarroti, San Disma (Tito) Giudizio Universale



Vsbbe’ ma cambia argimenti.non si ouo’ leggere liu’ sto giornake..paee un disco rotto