Scegliere il voto nella vita che ti viene incontro e non ti vota
1 Ottobre 2021Le cose collettive si intrecciano con le cose della vita, perché non possiamo dimetterci dal vivere. Si vota e devi scegliere, si vive e devi vivere. Cosa fare è domanda ripetuta e la risposta non è mai predefinita, o suggerita ma è nel pacchetto del vivere.
Vedete se a teatro ci sono le repliche la vita è sempre nuova. Non sono mai riuscito a copiare e quando al liceo facevo il tema per passarlo dalla brutta alla bella, facevo una brutta di una bella che non avrei scritto mai in forma bella. Mentre “copiavo” cambiavo, pensavo o mi perdevo. Cambiare è inevitabile, siamo condannati a farlo. Poi…
Debbo votare, perché penso ancora sia un dovere ma non mi appassiono o cerco di conciliarlo con la vita che viene. Una città è come una vite che ad ogni giro si stringe e la corsa si fa meno. La mia città fino a ieri era che immaginavo conoscerla, oggi è differente e nulla di prima è resistente. La vita è pure così.
Sapevo tutto di questo posto, ma tutto che mi ero illuso di potervelo spiegare, ora vi dico che debbo imparare tutto. Sono sconvolto, letteralmente, da questa città che con ieri non c’entra nulla, niente. E’ tutto così sconvolgente.
Percorro la 156 debbo andare a Sezze per lavoro, una vela (i camion della pubblicità) enorme mi richiama un candidato che ho già visto 100 volte, ho problemi di orologio. Sto facendo tardi, no sono attardato in uno stargate che mi riporta in un altro mondo. Non so copiare dalla brutta alla bella, riscrivo sempre un’altra brutta e non ho mai consegnato “un bel compito”. Quel volto mi “fastidia”, mi confonde il tempo.
Incontro qualcuno che non conoscevo, che non conosco, e per una volta ascolto, mi racconta cose che non potevo sapere, che ancora non so. Difficile ascoltare se sai solo parlare, se hai la presunzione di sapere ciò che non sai. Capisco a fatica che esiste un altro mondo, che si sceglie sempre per domani e ieri è già vissuto ed è astruso. Mi parla con una lingua differente e l’accento stesso mi mette a rischio di dovermi ricredere.
Non ho mai amato le conserve, i conservatori, ma ti trovi ad esserlo quando presumi, ti arrocchi, ti schiacci.
Debbo votare, è mio dovere farlo, ma debbo capire che su quella scheda non troverò conferme ma rischi, comunque sia, come si rischia in ogni cosa che prima non c’era. Si votano rischi, si vivono rischi, si rischia.
La vela ha un faccione che mi guarda, mi vorrebbe rassicurare, mi incute rancore è la bella che non so fare. Quello scambio con chi non sapevo non mi rassicura affatto, mi fa timore, mi scuote, mi incerta, ma mi insegna che solo di domani viene scelta.
Chi voterò? Chi vivrò? Vedete nulla possiamo dire, tutto è divenire. Credo che bisogna scegliere il futuro incerto, quello che non sapevi ma che devi guardarlo negli occhi.
Ercole al bivio (1595). Annibale Carracci, museo di Capodimonte Napoli.

