La pastarella di “chiò”

La pastarella di “chiò”

7 Ottobre 2021 0 Di Lidano Grassucci

I magnete sa pastarella chiò… piano piano, La pastarella di visciola è tante uova e strutto, e zucchero e marmellata. Un poco di buccia di limone grattugiata, la marmellata di visciole. Il tutto tirato a lucido con il tuorlo dell’uovo.

Un piacere del tutto personale, indivisibile. La frolla si spezza e le briciole per gravità rovinano sui vestiti per la fretta di portare la porzione alla bocca. Fai un salto per tirarti indietro, ma sta nel rito.

La pastarella è una riserva di piacere che sono sempre pronti i guai, o i guasti, o i tormenti, o i lamenti, o i pentimenti in orazioni che i fatti non tornano indietro.

La pastarella è una riserva di sensazioni da bloccare, di gliotinizia (llottinizia) (ghiottoneria), di avidità di gusto. E’ un equilibrio non previsto, non percorribile, è un momento.

I magnete sa pastarella chiò… piano piano.

 Chiò è una antica espressione di tenerezza, è una dolcezza che spiegarvi non posso se non avete mai mangiato la pastarella, è la tenerezza della pastarella e la pastarella è la dolcezza di chiò.

Così ora che sono uomo fatto, che nessuno mi inciterebbe a mangiare una pastarella per proteggermi dal brutto del vivere, mi intenerisco a vedere il rito della pastarella.

Bisognerebbe essere generosi e spiegarsi, dispiegando i piaceri per piacersi tutti della bontà che è un diritto.

Mi spezzavano la pastarella,  la frolla dentro era gialla gialla, nera la marmellata disidratata al sole quasi zucchero puro nell’anima di visciola. E dalle mani me la offrivano a farne boccone. Ho capito il paradiso.

Una ragazza mangia la pastarella, piacere personale. Fuori fa autunno accennato, dentro una vita da mangiare.

Perchè non farlo?

I magnete sa pastarella chiò… piano piano.

Ora che ci penso, vengo da un mondo dolcissimo in cui facevano le pastarelle e gli affetti si chiamavano non con parole ma con la musica.