L’ombra

L’ombra

24 Ottobre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Il ragazzo usciva da un buio che non raccontò mai.

Ne usciva meravigliato di ogni luce e attirato dalle ombre.

Le ombre sono la fotografia che fa la luce quando salta una umanità, un animale, una città, una torre, un mondo, un albero.

Il ragazzo usciva dal buio e riconosceva le ombre, le capiva.

Il buio è il dolore di un mondo che non ha strada alla luce. Ma lì, dove si pensa sia tutto uguale, chi ricorda sa che dentro un dolore infinito, c’è un incredibile amore gratuito, un dono come di una stella nella notte di buio pesta.

Lui da lì, da quel buio, salì piano. Poi più piano, poi pianissimo ed arrivò sopra, lentamente alla luce.

Le ombre nessuno lassù le considerava se non lui che non conosceva queste ma sapeva di quelle perse nel nero.

La donna chiese perché non guardi me, ma guardi il mio segno in scuro su questo muro? Lui, lui come se la voce fosse uscita da quell’ombra… rispondeva ad una ombra, ma la domanda era di una donna.

Lui, lui rispose: “vengo da un posto dove il nero è così nero, che non ha contorno nulla e l’ombra è annegata, tutte le ombre annegano in quel profondo nero”.
La donna che dava voce all’ombra insistette: “ma sono qui, parla con me”
Bella era bella, femmina per bellezza ultraterrena, filo nella luce, segno illuminato, come attore al monologo nell’occhio di bue.

Bella era bella, ma lui nulla parlava con l’ombra, che aveva la voce di quella donna.

Perfettamente uguale, ma?
“Parlo con l’ombra che mi stupisce perché lei capisce il buio che è ed io in quel buio vedo una bellezza che ha occhi mesti, pesti, di pianto e la mia mano pulisce, cancella, sostiene. L’ombra è la strega che salva dal dolore, ma che nessuno vuol vedere se non nel suo rogo, la strega è piacere che ciascuno vuol sentire ma nessuno urlare se non nel suo rogo. Parlo all’ombra perché di dolore in dolore è nato ogni amore e quella bellezza al sole si ama da qui dal suo segno nero nel muro”
E parve carezzare l’ombra e d’incanto baciò la sua mano.

 

Nella foto: Giorgio De Chirico, piazze d’Italia 1948