4 novembre: il ricordo e la pietà per i senza ricordo. I ragazzi che fecero la Patria

4 novembre: il ricordo e la pietà per i senza ricordo. I ragazzi che fecero la Patria

4 Novembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Passano due carabinieri in alta uniforme, l’ignorante di turno che vuole fare l’intelligente dice “ma che fanno?”.

Gli rispondo: onorano quelli che ti hanno reso libero, che ti permettono di usare la tua lingua nel parlare, nello scrivere, di essere protagonista delle tue leggi. Quelli che ti hanno concesso di essere tra le nazioni non sopra o sotto, ma pari.

Erano ragazzi, avevano 19 anni. Erano poco più che bambini a cui la vita riservò non la vita stessa ma il sacrificio.

Ragazzi di Sardegna andati a morire sulle Dolomiti combattendo come fosse quello che era, il loro Gennargentu. Ragazzi delle mie terre che non parlavano manco bene l’italiano che a Ninfa dove passava il trenino per Roma salutarono per sempre questa terra madre, anche troppo, bagnata per un futuro a cui non erano destinati.

Impararono a legge e a scrivere per morire, ma i loro nipoti si fecero dottori e li resero vivi. Ogni laureato di questa terra bagnata anche troppo, un poco il loro risultato lo deve a loro.

Anche l’ignorante che dice “ma che fanno” ha le panciolle grazie a chi ha avuto fango.

Non sono nazionalista, sono internazionalista, non mi ritengo figlio di un dio, o una natura, esclusivo per me, ma lo condivido con l’umanità.

Ma, ma se mi confronto da italiano non sono mai secondo non correndo ad esser primo.

Avevano l’età dei mille di Garibaldi, dei 400 mila mandati a morire nella steppa di Russia, in Africa, nei Balcani, in Francia. Dei partigiani sulle montagne per la libertà.

Ma che fanno? Ricordano la libertà, e non è poco è tutto.

Ho servito il mio Paese nei Granatieri di Sardegna, il mio reparto si chiamava Cengio, per via della battaglia in cui ne morirono 10.400, se cadeva quel monte i nemico avrebbe invaso la piana e la guerra sarebbe stata perduta. Piuttosto che dare la resa si buttarono giù dal burrone… quel burrone si chiama da allora “salto del granatiere”.

A tempo perso quei ragazzi erano italiani e ci fecero italiani. Ecco cosa hanno fatto i carabinieri, o soldato, oggi “si sono ricordati”. Ho pietà dei senza ricordo.

Nella foto: stampa della battaglia del Monte Cengio, altipiano di Asiago