Ritmica

Ritmica

8 Novembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

L’alba, porta la luce dal monte. Il sole sembra volersi far vedere dopo il suo nascondino durato una notte. Una notte intera.

Lei aveva giocato con lui, con il sole, guardando le stelle. Il vento di novembre quando c’è pulisce il cielo e le stelle sono più evidenti. Era freddo all’inizio del sonno, poi la veglia, e il caldo arrivò prima del sole.

Un caldo così inaspettato che lei tolse ogni coperta e resto con il lenzuolo che sapeva ancora di pulito. Il pensiero ora andava partendo da dentro e faceva calore. Si tolse ogni cosa per indossare il lenzuolo, lei così attenta ad ogni cosa ora non ne voleva sapere. Il suo corpo, il lenzuolo e il sole. Di altro non c’era niente, ma quel niente era un mondo fatto di marzapane, di babà, di zucchero filato. Un mondo che non aveva ordinato ma che l’aveva circondata, avvolta, come il lenzuolo in questo istante. Si sentiva vestale di un rito ancestrale, capitata per accidente in un Olimpo che prima non sapeva, ora era l’unica cosa che c’era.

Il sole dava tregua con la sua luce al passare delle nubi, il lenzuolo no, stringeva sempre di più. Sempre di più òa vestiva facendosi nobile esaltatore di quel suo corpo.

Che pensiero, che pensare, che idea inusitata di amare. Il lenzuolo si fece amante per interposto amore, la luce si fece sguardo per interposto amare, lei stava facendo l’amore dentro, come un tuffo nel cielo che ora si faceva blu. Cominciò a respirare forte, così forte che lo sentiva e la ritmica era data dal cuore.

 

Nella foto: Edward Hopper, mattinata di sole