Un tipo strano per il mondo
2 Gennaio 2022La perfezione mi fa schifo, mi repelle. Tutte quelle donne e quegli uomini che cercano la perfezione negli stereotipi creati della società mi fanno venire il vomito. Stessi vestiti, stessa musica, stesse espressioni, stessi cibi, stesse scopate, stesse auto, stesse vite,…e alla fine? .. Stessi suicidi neurali di massa. Perché vivere come un automa è senza ombra di dubbio un suicidio. Quando tutti si è uguali, tutti si è nessuno. La perfezione è un uccellino in gabbia che vive, mangia e muore con il solo scopo d’essere ammirato. Io voglio vivere libero, spiumato, infreddolito, denutrito ma libero.
Charles Bukowski
La perfezione perseguita ciascuno di noi, come ogni stereotipo di vita da vivere. Pensare diverso non è facile perché se ne fai una ragione diventa anch’esso una imposizione. E se pensi altrimenti devi mettere nel conto una risposta altrimenti da parte del prossimo. Facile essere strani se fai pagare al prossimo la tua “stranità”, facile essere sani se dai agli altri il peso del tuo male.
Invece è vero essere se stessi come si è dando a chi ha quel che è suo e non pretendere diventi tuo. San Francesco pensava che Nostro signore non avesse avuto neanche le sue vesti, ma solo se stesso. Perché se avesse avuto le vesti poteva avere e avendo aveva tutto e avere è primo passo per essere avido.
Non posseggo alcuna perfezione, non ammiro la bontà, ma mi ostino a capire le mille sfumature della mia umanità che poi trovo nell’umano che è intorno, tale e quale.
Voglio sbagliare la tabellina del due, dimenticare quella del sette, ma non sbagliare a fare di conto con la tabellina di questa esistenza. Da bambino odiavo imparare a memoria le poesie, ma di odio, odiato poi un giorno mi sono trovato a scriverne una, già.
Stavo scrivendo una cosa che odiavo, stavo facendo una cosa che non avrei mai contato di fare, eppure ero sempre io. La poesia, va da se, mi venne brutta ma è il principio che conta. Ricordo il verso “da A a B per vie maledette”, capirete che veniva da scimmiottamenti di poeti maledetti, dall’idea giovanile di fare cose che nessuno ha fatto mai e invece hanno già fatto milioni. Ma non mi feci impressione per questa contraddizione, ma andai a rileggere le poesie che non avevo imparato a memoria per capirle smemorato
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.
Giacomo Leopardi, l’infinito
Cosa vuoi aggiungere quando capisci. Ho preso due anime che si cercavano ciascuna a suo modo ebra del suo. E così capisci l’essere che sei, un tipo strano per il mondo.


