La lettera per viverci

La lettera per viverci

7 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Un divano, una donna, una lettera in mano. La donna ha gli occhi chiusi, una delusione o una passione. La lettera è un addio o un buongiorno. La lettera è retta da dita lunghe è lettera di pensieri, è lettera da gustare o da soffrire. Un gelato al limone così buono che l’agre è un piacere nel suo “soffrire”. Stordisce il limone, stordisce la vita al limone.

Distesa abito bianco, come un foglio su cui scrivere storie. No, no, che dico scrivere la storia.

La sigaretta si consuma, il fumo in odore al tabacco serve come il fumo della lampada di Aladino per far vero quel genio che invece è una ipotesi.

Elegantissima come la vetta imbiancata dell’Etna, alta di altezza infinita la montagna, alta di altera bellezza lei.

Lui? Lui è una lettera.

Il mondo? Un divano e la folla un quadro.

Ebra di parole, intensa di poesia. Poi il pensiero è suo, in un angolo suo di vita. Già la vita, così incredibile che ha mille incastri di cui non hai neanche lontana previsione.

Si vive senza oroscopo, si respira senza ordine, si legge una lettera che ha dentro parole non previste. Ma senza questa assurdità non ci sarebbe la necessità di vedere come va, di sentire come stai e non c’è alcuna ragione che indichi la via.

Viviamo senza ragione, senza dubbi, ma seguendo sorprese e lei sul divano ne sente una, la sua dell’istante. Seduzione evidente di un foglio bianco con sopra scritto una sorpresa, una lontana intesa, un saluto.

Quadro: Jack Vettriano, donna sul divano