Le tentazioni di Antonio

Le tentazioni di Antonio

11 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: Tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro
Sant’Antonio Abate

Mi imbatto per via di curiosità nelle tentazioni di Sant’Antonio abate. Tentazioni di un uomo che voleva votarsi a dio ma il diavolo si vota a lui.

Il diavolo è un angelo caduto dalla sua grandezza perché era il più grande tra gli angeli. Tra gli angeli il più bello, tra gli angeli la perfezione, modello di perfezione.

Un monaco nel deserto, come Antonio,  trova facile la “dedicazione” a Dio per via della solitudine di questo posto, invece… le tentazioni, il diavolo. E il deserto non esiste, è affollato di umana folla.

Antonio resiste, è santo, ma quell’angelo caduto che è a capo delle sue schiere non gli presenta conti disumani ma umana bellezza, timori possibili, incubi che abbiamo e quelle tentazioni diventano le umane cose di ogni giorno. Non brutte cose, ma cose umanamente possibili.

L’amore di una dama, la paura del drago, il puntuale timore che hanno le città, come i monasteri, di avere torri altissime da toccare il cielo, cattedrali da stupire ma anche fogne, anche dimenticanze, anche paure inventate da zelanti sacerdoti pubblici, empi privati.

Sant’Antonio non “resiste” al diavolo, capisce il male, comprende che quelle tentazioni sono tentativi per guardare dentro l’animo umano che è monaco pellegrino. Monaco perché votato alla solitaria comprensione del creato, pellegrino perché il viaggio della vita finché è vita è inevitabile, poi quando è finita non c’è necessita di alcun evitare.

Le tentazioni di Sant’Antonio sono la sorte di ciascuno e in noi non c’è lotta tra bene e male, ma solo corsa a vivere ogni cosa e di ogni cosa farne una sposa.

Quelle tentazioni non ci mettono in guardia dalla paura, non risolvono i dubbi, ma ci dicono che la vita non è una retta tra il nascere e morire, ma l’arabesco del vivere anche in un deserto esistenziale.

Tu eri un modello di perfezione,
pieno di sapienza,
perfetto in bellezza.
Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa;
io ti posi sul monte santo di Dio,
e camminavi in mezzo a pietre di fuoco.
Perfetto tu eri nella tua condotta,
da quando sei stato creato,
finché fu trovata in te l’iniquità.
Crescendo i tuoi commerci
ti sei riempito di violenza e di peccati;
io ti ho scacciato dal monte di Dio
e ti ho fatto perire, cherubino protettore,
in mezzo alle pietre di fuoco.

Ezechiele

Semplicemente Lucifero ha vissuto l’insofferenza della perfezione per vivere l’umano errare. La tentazione è il tentativo di vivere ciascuno per proprio conto, è il dolore di ogni libertà. E il male? E’ il dolore procurato agli altri che diventa domanda per noi stessi di dolcezza di vivere.

Era solo un quadro, ma dentro quei colori c’è l’anima di ciascuno che non è divina, non è luciferina, è solo umano contraddire il modo di vivere ed un modo solo non c’è.

 

Quadro: Salvador Dalì, Le tentazioni di Sant’Antonio