E quindi uscimmo a riveder le stelle

E quindi uscimmo a riveder le stelle

12 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Com’è l’inferno? Come è l’interno di questo pensare che non finisce mai di girare. Girando, girando, girano le pale del mulino del mugnaio, gira l’ingranaggio del tempo in un orologio preciso così gira la testa quando vuol girare e tu non la sai fermare, non la puoi fermare. Gira, come fa la terra intorno al sole, la luna per la terra e quindi rigira al sole. Gira ogni cosa.

Ero un bimbo a cui dedicare una vita da costruire e girava tutto per capire e cadevo come fanno le foglie a novembre per il troppo sole di luglio. Cadevo per la velocità con cui tutto girava ed io con il giro.

L’inferno di Dante ha dei giri grandi, i gironi, ha dei dolori immensi per errori imperdonabili, anche fossero d’amore.

Poi vai nelle storie e sono non peccati altrui ma tentazioni di ciascuno.

L’inferno è come il carcere del giramento di testa, male caduto di chi si è perduto nell’audacia del suo pensiero mentre il mondo avrebbe messo ordine con l’umiltà di pensare. Ma non siamo umili, ma angeli caduti che si sono fatti male. Un quadro di Hieronymus Bosch l’inferno (nella illustrazione)  è mostruose volgarità, deformità di piaceri ma siamo destinati a deformare la nostra vita. Il bene e il male? L’inferno ospita le intenzioni, il paradiso le orazioni. Nel primo c’è la vita ferita, nel secondo l’impossibile ordine della perfezione. La prima è dolore la seconda estasi per mancanza di vita. Ma i mostri siamo noi, lo scheletro che ci terrorizza lo indossiamo sotto la nostra carne e senza saremmo un mucchietto di niente.

La paura infernale è ammissione animale che l’unica cosa che temiamo è l’anima nostra.