Caro Tonino Terra Aprilia è una capitale ma non lo vuole sapere

Caro Tonino Terra Aprilia è una capitale ma non lo vuole sapere

31 Gennaio 2022 0 Di Lidano Grassucci

MI lega a Tonino Terra, sindaco di Aprilia, una “fede comune che ci è nata in cor”. Apprezzo la sua determinazione nel continuare un lavoro che parte da Luigi Meddi, passa per Domenico D’Alessio, e oggi trova in Terra la testardaggine  volontà di dare ad Aprilia una classe dirigente capace di giocare la partita e non di soltanto rimettere in campo la palla.

Ma se metti due socialisti avrai, almeno, tre correnti. A noi piace discutere, contraddirci. Leggo alcune considerazioni del sindaco di Aprilia sulla collocazione della città nell’area metropolitana romana e non nella provincia di Latina, anche Meddi a suo tempo era di questo avviso e iniziammo, quando era lui sindaco, ed io responsabile della pagina di Aprilia di Latina Oggi, un serrato confronto sulla collocazione della città. Una città che nel frattempo è cresciuta a ritmi più cinesi che europei, in cui sedimenta un sentire comunitario molto forte.

Dalle mie parti si dice che è “meglio essere capo di alice che cosa di porco”, vale a dire che conviene stare sempre dove si possono determinare le cose e non dove le cose si subiscono. Aprilia è una capitale, è la capitale industriale della provincia di Latina e, quindi, del Lazio meridionale paragonabile, forse, solo a Cassino che, però, ha meno della metà dei residenti.

Aprilia non può sottrarsi a questo ruolo, se lo deve prendere. Deve guidare la modernizzazione di una provincia così avvolta nella sua retorica di non esistere nel contemporaneo e da essere nulla per il futuro. Manca Aprilia, manca la testa dell’innovazione: Aprilia è città demograficamente giovane, in un paese vecchio in una provincia vecchia, ma in questo è “compatibile” più con Latina che con Roma, è in crescita quanto Roma in decrescita, ha una agricoltura (penso al kiwi ma non solo) da piana pontina e non da agro romano, ha etnie pontine (dai cispadani, ai trentini di Bosnia, agli italiani di Libia e Tunisia)

Cosa manca ad Aprilia, quello che Terra conosce bene perché sta nel suo progetto, nell’idea stessa della aggregazione costruita da Domenico D’Alessio, una classe dirigente capace di uscire da Aprilia da un lato ma di non scomparire a Roma dall’altro.

Se l’area pontina sarà o meno parte del rilancio del Paese dipende da Aprilia. Il bivio è tra l’idea di una comunità votata al futuro e alla tecnologia o una provincia che si richiude in un turismo di seconde case,  una agricoltura di vicinato. Sono lepino, orgoglioso, ammiro la parte meridionale della provincia, aree che svolgono il loro ruolo culturale, sociale, ma manca l’economia del futuro. Aprilia è stata capace di gestire il ridimensionamento industriale puntando sui servizi, sulla logistica, sul commercio, restando il centro catalizzatore di settori del manifatturiero in cui è leader, penso al chimico-farmaceutico, ma anche alla meccanica. Ma penso anche alle politiche di recupero del territorio con le opportunità connesse alla riconversione dei siti industriali dismessi.

Non può sottrarsi al suo ruolo per diventare Spinaceto. Roma ha una forza gravitazionale tale da generare non città, ma periferie, Aprilia ha bisogno di identità, deve guidare il cambiamento.

Spunti di un ragionamento da chi, come me, a forza di raccontare la città se ne è innamorato.