Il declino
6 Febbraio 2022Capisci il declino quando le cose così normali si fanno cose eccezionali, un passo da un passo neanche da ricordare si fa scalata che ti spezza il fiato.
Era normale che ogni cosa era compresa, poi vissuta e poi si ricominciava. Ora? Va be, mi hanno sempre detto i miei colleghi presi dal sacro fuoco del diritto alla libertà che dovevamo raccontare, mai raccontarci, mai far sentire che esisteva una persona dietro ogni bisogno, dietro quel fattaccio brutto o quella vittoria che ti sarebbe restata nella memoria.
Certo per me era facile acchiappare le parole che erano farfalle che non si volevano far prendere ma con me pareva volessero farsi un giro. Ma se prese, perdevano il colore e morivano lì nell’idea egoistica di possesso del cacciatore. Parole usurate, violentate che a forza di essere scandite pendevano la porporina che era il loro colore e morivano senza alcun significato.
Le farfalle non fanno rumore saranno parenti delle falene che di notte cercano la luce e il mio gatto le confonde con prede che non vale la pena prendere.
Capisci il declino quando senti tutta questa silenziosa confusione e fai fatica, fatica assai. Fatica che racconti le righe pensando di aver scritto tanto ed invece erano due frasi e monco con senso e sono perso.
Il declino non arriva di botto, non è un tuono, non neanche un appuntamento da rimetterci l’orologio è che tutto muta e non ti sei accorto che è un altro il torto.
Io, Filemazio, protomedico, matematico, astronomo
Forse saggio
Ridotto come un cieco a brancicare attorno
Non ho la conoscenza od il coraggio
Per fare questo oroscopo, per divinar responso
Si l’intorno ha farfalle che non ho mai visto che mai mi vedranno, o corse senza i segni del viaggio. Ci vorrebbe…
Una signora con la veletta nera, un cappello, un vestito lungo e grigio viene da me, l’avverto con un grido “guardi che l’ho vista”, ho paura è d’appresso sento il suo respiro. Ho il cuore di mille paure, ma io non ho mai avuto paura di morire ma sempre incoscienza di vivere che fa più male.
Mi sveglio quasi soffocato, ma sollevato, respiro sono vivo ma forse importa?
E resto qui a aspettare che ritorni giorno
E devo dire, devo dire
Che sono forse troppo vecchio per capire
Che ho perso la mia mente in chissà quale abuso od ozio
O stan mutando gli astri nelle notti d’equinozio
Capisci il declino quando non capisci, quattro righe in fila e via, ora sono come scrivere Guerra e Pace, io che amavo la guerra mi do pace.
Beh è andata così
E copro col mantello il capo e più non sento
E mi addormento
Mi addormento
Mi addormento
Francesco Guccini, Bisanzio
Ora dovrei fare mille cose, ma mi lascio respirare e penso a questa corsa fatta e ai passi che mi restano da fare.
Dipinto, Victor Bauer


