Valeria Cingolotto, la ragione per cui il cinema per me sa di liquirizia

Valeria Cingolotto, la ragione per cui il cinema per me sa di liquirizia

19 Febbraio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Se il cinema è un viaggio ti devi “attrezzare”, se il cinema è un sogno “devi gustarlo”, se il cinema è una avventura ti devi equipaggiare. Da piccolo a Sezze il Cinema era un impegno duro: si entrava alle 14 e si usciva a notte fonda, più che uno spettacolo era una rassegna cinematografica, un festival del cinema: c’era il film di seconda visione, uno di karatè, uno di erotismo pudico, e talvolta si arrivava al cinema d’essai in bianco e nero.

Ma come sopravvivevi a questa avventura? Con la “logistica” di Valeria Cingolotto che aveva il “banco” davanti l’entrata del cinema di Petrianni. Forniva liquirizia raffinata e arrotolata, in bastoni duri, gelati di zucchero, noccioline americane, sigarette di gomma che ci facevano uomini prima di diventare ragazzi e… Pareva un paese dei balocchi, era un sussidio alla resistenza cinematografica. Il film non esisteva perché era “cinema” e quando si voleva dire che era cosa complessa, incredibile, ci si capiva dicendo “e nu cinema”.

Valeria serviva la cultura, alimentava la “gliotinizia” (golosità) e era parte del film stesso che sapeva di noccioline o di liquirizia a seconda dell’ausilio usato all’atto della proiezione. Era come la Croce Rossa per noi che andavamo “profughi” tra un film ed un altro.

Oggi al cinema non si va più, c’è il covid, ci sono le piattaforme, c’è che a nessuno frega niente di stare tra la gente. Valeria, era con le sue cose da mangiare non per fame ma pe celia, uno stargate tra il mondo povero della vita e il mondo dei sogni del cinema. Sarà per lei che il cinema per me sa di liquirizia.

 

Nella foto Valeria Cingolotto, con la coroncina di Padre Pio. Devozione, ma questa è un’altra storia.