I due soldati di Kiev e lo sporco di sangue dello zar Putin

I due soldati di Kiev e lo sporco di sangue dello zar Putin

24 Febbraio 2022 0 Di Lidano Grassucci
Attraverso un bicchiere di rum
La vita di un soldato è solo un dettaglio
Qualcosa di indistinto che accade
In un breve intervallo
Un frammento, una scheggia del tempo
Che non bastò neppure a dirle addio
Nomadi, Soldato

 

Ha attaccato, certo non credevo che fosse possibile. Mi colpisce certo il terrore della guerra ma mi sconvolge un sommario buttato lì, un “residuo” della guerra che è Storia e dimentica le storie. C’è scritto “morti due soldati di Kiev“. Li immagino, due ragazzi intorno a 20 anni, come tutti i ragazzi di 20 anni con la vita tutta d’avanti e qualche ricordo da formarsi su amori che ora sembrano per sempre, domani saranno tra gli amori. Ma… loro non lo potranno vivere perché sono morti. Io, io se fossi Putin, perderei il sonno per sempre, mi sentirei sporco di sangue per sempre. Mi sentirei inumano. Quei due soldati sono di Kiev ma potevano essere di Mosca, meno di un secolo fa (ma non lo ricordiamo) lì giù erano italiani e per questo odio il nostro dittatore e non sono da meno per quello neozarista.

Il titolo grande parla di cose grandi, il piccolo sommario è scritto con distrazione, come se raccontassero del calibro dei cannoni, del modello di pistola, invece e la fine delle storie di de ragazzi. Due ragazzi che oggi avevano un appuntamento, che oggi avrebbero ballato alla luce dei primi caldi di una primavera che si annuncia, che oggi avrebbero abbracciato la mamma perché si rimane per mamma sempre bambini.

Signor Putin non so quanto sarà grande la Russia dopo tutto questo, ma lei resterà sporco di sangue. E Santa Madre Russia oggi è una matrigna avida di suo piacere e incapace di pietà.

Un frammento, una scheggia del tempo
Che non bastò neppure a dirle addio
Dio sa com’era bella e rideva
Ogni ragione ha la sua guerra
Tu prendi il torto e resta e rideva