La capitale italiana della cultura, la “maratona” che non corre Latina

La capitale italiana della cultura, la “maratona” che non corre Latina

16 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Pesaro ha conquistato il titolo di capitale italiana della cultura per il 2024 battendo le altre nove finaliste: Ascoli Piceno, Chioggia (Ve), Grosseto, Mesagne (Br), Sestri Levante con il Tigullio (Ge), Siracusa, l’unione dei Comuni Paestum-Alto Cilento (Sa), Viareggio (Lu) e Vicenza. La vittoria ha un premio che è poca cosa: un milione di euro, ma un riconoscimento che è tanta cosa, il prestigio.

Latina non corre, non partecipa, non compete. Noi amiamo le incoronazioni dall’alto, non le conquiste da basso. Ma in democrazia ci sono solo le seconde.

Latina ha tre teatri pubblici, più una sala convegni pubblica: teatro Ponchielli, Teatro d’Annunzio, Teatro Caffaro, sala convegni di Step (Camera di commercio) in via Diaz. Tutto chiuso.

All’archivio di Stato di Latina si conserva l’archivio della galleria d’arte La Tartaruga. Quella che ha inventato l’arte pop in Italia con il gruppo di artisti di Piazza del Popolo a Roma. Lì sta, chiusa.

Presso il Campus internazionale di musica ospitato nella periferia della città c”è l’archivio Goffredo Petrassi. Sta li.

Questa città ha un conservatorio, il Respighi, ma non lo sa. Non lo ritiene, non lo considera.

A Fogliano su di un lago c’è un orto botanico con piante esotiche da tutto il mondo. Un orto creato la Lelia Caetani la stessa che ha creato l’oasi di Ninfa. A Ninfa, gestita da una fondazione privata, vanno migliaia di turisti ed è citata nelle riviste di tutto il mondo: Fogliano per il mondo è una foglia messa a coprire parti intime.

La biblioteca comunale doveva essere risistemata in pochi mesi, ma di alcuni anni fa, si trova nel centro della città. Se la sono dimenticata, come si dimentica la chiave del ripostiglio quando si esce a mangiare una pizza. E pensare che questa provincia è la patria di Aldo Manuzio, da Bassiano, uno che la stampa l’ha inventata.

Questa provincia è anche la patria di Giuseppe De Santis il padre del neorealismo italiano, una delle eccezioni nella storia della cinematografia mondiale. Non solo non è ricordato in niente a Latina, ma si è persa memoria anche del patrimonio costituito dagli audiovisivi della Provincia. Si trovano nella ex Rossi sud, ma chi lo sa?

Mi fermo qui, mi rattristo qui.

Ma si parla di come ricontare i voti, di fare autostrade senza le strade, terme senza acqua. In fondo la storia è sempre andata saltando questo posto, per non bagnarsi i piedi

 

 

COSA E’ LA GALLERIA LA TARTARUGA, NOTA DELL’ARCHIVIO DI STATO DI LATINA

Fondata a Roma nel febbraio 1954 da Plinio De Martiis, la Galleria La Tartaruga, fin dalla sua apertura, assunse un ruolo di prim’ordine per lo sviluppo dell’arte italiana d’avanguardia. Dopo aver ospitato nel corso degli anni Cinquanta rilevanti mostre, tra cui le prime personali in Europa di Franz Kline e Cy Twombly, all’inizio degli anni Sessanta fu tra i primi spazi espositivi privati italiani a intrecciare rapporti con gli Stati Uniti e il primo a promuovere nella Capitale le ricerche pop, divenendo il punto di riferimento per quel gruppo di giovani artisti destinati a far parte della cosiddetta ‘Pop italiana’, meglio definita ‘Scuola di Piazza del Popolo’, tra cui Franco Angeli, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Pino Pascali, Mario Schifano, Cesare Tacchi