Cronache del Mimì: “Io che, modestamente, sono risorto”

Cronache del Mimì: “Io che, modestamente, sono risorto”

17 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Un uomo ha un momento, breve o lungo fa la ricchezza e la povertà, in cui dedica a se stesso il tempo che ha presente: il tempo del bar. Al Mimì, è mattina puntualmente ogni mattina, gli astanti stanno in questo teatro che paiono nati, come i De Filippo. La comunione avviene che non te ne accorgi, ma si fa sicurezza per il tempo di cui non disponi. I nomi di questa storia sono di battesimo e soprannomi, perchè al bar si è per sé non per eredità.

Tardo pomeriggio, telefonata disperata di Gianni: “Ma che è successo a Massimo?”. “A Massimo? Ma niente”… “no, no”

Il “no, no” è di chi conosce oltre, ha l’immagine di quello che potrebbe essere. Sotto la telefonata di Andrea. La tranquillità del tranquillo si fa preoccupazione perché son sempre pronti i guai.

“Ma come sta Massimo?”. “Sta bene, in forma”.

Prendo la telefonata di Andrea, stesso tenore. Dico, “aspettate lo chiamo”.

Pronto risponde: “Siii, sono qui in via Ludovisi, mi accingo ad un briefing con Lucio della Mirandola, Angelletto del Poggio Buoni, Fracchinella della tenuta di Soresina di sotto”. Sta col sigaro che guarda il cielo terso (pure quarto e quindo, manco a fasse guardà in faccia) di marzo”.

“Massimo ma qui sono preoccupati, mi tempestano di telefonate, pensano che sei morto. Perfino Gianni che non ha certo il cuore tenero non trova pace

“Ma va, ma che dici qui in via Ludovisi si sta magnificamente” e cita Gabriele D’Annunzio: Hic manebimus optime.

Rido perché che altro vuoi fare a tutta questa vita che si intreccia con equivoci che neanche Georges Feydeau li poteva pensasse.

Il presunto defunto serafico: “Ora chiamo io…”

Dall’altra parte gli amici si disperano disperati, sperano ansimando.

Ma una notizia un po’ originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una freccia dall’arco scocca
 si Vola veloce di bocca in bocca

Fabrizio De Andrè, Bocca di Rosa

Lui… “Gianni sto da un broker, in via Ludovisi”.

Come un velo di preoccupazione si era diffuso un anelito di liberazione tocca tutti e un “ma vaff…”. Libera la paura, lui si gratta i gioielli e incassa una vita ancora più lunga.

Perché gli uomini di bar non muovono guerre, gli uomini di bar lanciano droni di fregnacce, carri armati di paradossi e si affezionano alla cosa più bella che c’è “essere uomini e donne, capaci di stare a questo mondo”. Se Putin, se Hitler avevano amici al bar, il mondo avrebbe avuto meno croci e più risa.

E liberato di pericolo scampato annuncio: “perchè ricordate sempre che la malattia più letale che c’è è lo campà, tutti i campanti so morti o muoiono”.

E incasso un vaffanculo gigantesco, e non stavo in via Ludovisi ma a La Garbatella.