Ucraina/ Guerra e pace nel diritto di resistere

Ucraina/ Guerra e pace nel diritto di resistere

17 Marzo 2022 0 Di Lidano Grassucci

Vi vedo da qui, da lontano. Vi vedo siete luce dentro un televisore. Vi vedo da qui, da lontano, vecchio signore dentro un’ Europa egoista. La gente non vi conta, fa i conti con il prezzo della benzina, si irrita per il costo esorbitante a cui è arrivato il becchime per il fringuello, e amano il cane che è aumentato per prezzo della toilette per via del gas russo. Non contempla i morti, sono effetti collaterali dello show.

Vi vedo da qui, vecchio europeo stanco che si crede immortale e invece ci sarà certa la scritta che finisce questa mia personale commedia.

Da ragazzo avevo orgoglio quanto oggi del tempo che, però, ora si accorcia e ho paura, una paura che prima non sapevo. Tanta paura, e la paura porta l’invidia per chi ha dalla sua più tempo ed anche il lusso di sprecarlo, e non potendo dare buon esempio faccio come la gente… fornisco cattivi consigli.

Ma in questi giorni in cui leggo la paura dei vecchi come me, nella loro ipocrisia egoista davanti ad una morte che grida vendetta ho capito.

Il nodo è l’anima, la mia era di ragazzo che “pe lo giusto se faceva accide”. Era anima di ragazzo che aveva un mondo da fare, ora siamo vecchi con un mondo da terminare e non vogliamo sognare.

Ho creduto alla giustizia sociale e per questa valeva la rivoluzione e mica con la cerbottana

Ho creduto nella libertà, così rara che valeva la pena prenderla se negata con la rivoluzione e mica con la cerbottana

Che Guevara non era un motociclista

Garibaldi non era un tintore di camice

Mazzini non organizzava partite di bridge

I partigiani non erano boy scout con la fionda

E’ la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io:

il tuo Babbo non morrà mai.

Paolo Braccini, Giustizia e Libertà uno dei condannati a morte della Resistenza armata italiana contro fascisti, nazisti e tedeschi (non ne dimentico uno)

Sì può vivere nella mediocrità quotidiana afflitti dal prezzo del gas, costernati dall’aumento del prezzo del rossetto viola.

Eppure

C’ Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come
Più di se stesso: era come due persone in una
Da una parte la personale fatica quotidiana
E dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo
Per cambiare veramente la vita
No, niente rimpianti
Per questo sto con chi non si arrende, sto con chi dignitosamente non abbassa lo sguardo, chi non accetta il sopruso, non tollera il padrone, sto con chi spara all’ingiustizia al sopruso
L’alternativa?
Ora ci si come sente in due
Da una parte l’uomo inserito
Che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana
E dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo
Perché ormai il sogno si è rattrappito
Due miserie in un corpo solo
Ed è una morte senza averne neanche l’orgoglio. Forza di un poeta come Giorgio Gaber.
Sono buttero e a offesa rispondo con la medesima moneta e non vivo che per questo. Sto con la resistenza armata ucraina contro chi ha offeso la sua libertà. Ci sto nell’unico modo in cui si cura un malato, con le medicine, e nell’unico modo in cui si cura un oppresso con l’uso legittimo della forza, in armi.
E odio i vili.