Addis Pugliese, macchie americane di Latina
28 Marzo 2022Colgo l’occasione del pezzo che Emilio Andreoli ha dedicato ad Addis Pugliese, uno dei pittori pontini più “delicatamente puliti” per descriverlo non in ragione di se stesso, ma per la sua “scrittura pittorica”. Racconto del dipinto sul mercato di Latina, quello degli stracci. Quando era “vivo” quel mercato veniva letto come morto nel mondo che andava verso gli abiti nuovi.
Stracci… stracci di martedì. Addis va tra gli stracci, va nel mercato così aperto che dal sole ci si difende con gli “ombrelli” di stracci. I tessuti, le tele, gli abiti sono fuori dalla città di muro, dalla città di cemento. Sabino Vona avrebbe diviso il dipinto in 4 strati, come un wafer: il cielo, la città, l’umanità, e gli stracci. Ciascun piano quasi incomunicabile con gli altri, come se non ci fosse un ascensore per i 4 piani.
Addis viene da Feltre, viene dalle piazze dove si vive, si commercia, si fa comunità non da spazi aperti dove provare a stare. Ma nel mercato trova una protopiazza italiana in una città pulita di architetture, non sporcata di umanità.
Addis ha bisogno dell’umano, lo cerca dove la città lo riesce a dare fuori dal piano degli edifici, prima del piano terra delle stoffe, sotto il cielo azzurro.
E’ il simbolo di una città che potrebbe salire e scendere ma che resta come sospesa.
Un wafer che nessuno addenta, che non nutre, ma che va via dopo aver fatto l’affare. I personaggi sono in fila, soldati di una milizia senza più logistica in un mercato senza libertà.
E’ un quadro “politico” nel senso di quadro di una polis che ancora non ha coscienza di esserlo, ma ha un cielo azzurro intenso, quasi da togliere i sensi, una città senza cupole e la gente che cerca l’affare per stare.
Un dipinto che ha dentro Addis nelle sue complesse semplicità, nel suo saper vedere quell’animo incerto di una città che stava per farsi e forse non si è mai fatta.


