25 aprile, la mia pubblica festa e il mio privatissimo dolore
25 Aprile 2022Siamo uomini, gli uomini nel corso della loro storia (della loro vita, del loro cammino, fate voi) “affardellano” tante cose, molte così confuse e in guerra tra loro da schiacciare, penare, cancellare il bello e il brutto e non resta che cercare di capire quel che è difficile anche da dire.
Il 25 aprile è la festa della libertà e al culto della libertà è dedicata la mia professione di vita nel mondo, con il mondo. La libertà è così forte in me che non riesco a sopportare neanche la costrizione delle stringhe delle scarpe. Sarà quell’animo buttero che vede solo ostacoli alla corsa del cavallo, non limiti di proprietà o di velocità, o di regole di chi pretende di possedere l’acqua e il sole. Insofferente, come i gatti, come le volpi, come ogni vita degna di essere vita. Sono cose non mie, eredità di quella libertà che è l’educazione alla anarchia che mi viene dalla gente mia, dal mio sangue, divenute mie per libera scelta.
L’omo non se leva i cappeglio dinanze a niciuno, fosse puro i papa diceva mio nonno, e lo ripeteva in modo che fosse chiaro e fisso il concetto. Come un memento per sempre e in vita.
Parte pubblica di festa, suono di mitraglia a cacciare chi aveva ucciso vile e di spalle e negato la libertà. Memento che mi fa stare oggi con gli Ucraini contro l’invasore e riporto le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dette ad Acerra: Come tutti, il giorno dell’attacco all’Ucraina ho avvertito un pesante senso di allarme, di tristezza, di indignazione. A questi sentimenti si è subito Affiancato il pensiero agli ucraini svegliati dalle bombe e dal rumore dei carri armati. E, pensando a loro, mi sono venute in mente – come alla senatrice Liliana Segre – le parole: “questa mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor”
Sto con gli aggrediti sempre, sto con chi resiste al sopruso. E anche canto oggi la canzone della libertà, indosso il garofano rosso, professo la mia laica speranza nel sole dell’avvenire.
Nello stesso tempo, e nello stesso uomo che sono io, c’è un dolore che non si porta in piazza, un dolore privatissimo che si fa più forte in questa cornice di festa. Oggi è il giorno in cui mio padre ha perso la sua battaglia con la vita che aveva combattuto e vinto per un tempo non breve, ma neanche lungo.

Oggi è il giorno dove sento la voglia di gridare la sacra libertà e in cui piango la personalissima mancanza. Tutto in un giorno solo, in una persona sola, ma non è cosa di cui godo, o piango, l’esclusiva è così la vita.
Ma che film la vita tutta una tirata
storia infinita a ritmo serrato
da stare senza fiato.
attore, spettatore tra gioia e dolore
tra il buio ed il colore
Nomadi, Ma che film la vita


