Nascondino o acchiapparella: giocando

Nascondino o acchiapparella: giocando

28 Aprile 2022 0 Di Lidano Grassucci

Prendiamo le nostre distanze

dietro vaghe parole sprezzanti

ma il cuore, o com’è agitato 

finché non verranno a stanarci

Robert Forst

Verranno a stanarci, anche se noi abbiamo messo a difesa noi stesso dentro le acciaierie Azovstal di Mariupol. Verranno a stanarci nei labirinti di parole, nelle canzoni fatte per evitare il silenzio. Dentro le sicurezze di corazze che parano colpi di alabarda, tiri di moschetto ma non i battiti del cuore.

Verranno soldati con divise non lise, soldati di altrettante parole e scopriranno bambini a giocare a nascondino dentro un mondo che non è più bambino.

Loro, i bimbi, hanno… la bimba cerca quel bimbo celato dietro la sicurezza della tenda, il distanziamento della sedia, ma la testa. La testa del bimbo ha la curiosità di guardare la sicurezza di lei. Lui cela il bisogno di avere nello spazio senza damascati la forza di essere capace di dire al bello quanto è bello, alla bimba la consapevolezza del gioco di non celare se stesso.

Lei pare dirgli … sei degno di questa stanza, in questo gioco, ma esci e giochiamo a chiapparella che è la forza della corsa non la paura di uscire dal nascondiglio per la corsa della vita.

Fino a quando verranno a stanarci e dentro quel luogo in cui saremo troveranno le mani congiunte a reggere un cuore ed è così difficile mostrarlo al mondo dove ci sono orchi che volano come angeli e angeli feriti che fanno silenzio del loro dolore come orchi prima dell’agguato. Il mondo mischia le cose, che confusione…

La bimba sicura: “tana ti ho visto, ora cerca me. Anzi no, acchiappami”.

Si faceva luce di sera, vento che ama la primavera e domani forse pioverà. Ma che dico, ho capito, domani ci sarà il sole.

Da chi gioca a nascondino, fino a Dio,

vale per tutti, chi si nasconde troppo bene

dove è ce lo dica

 

Quadro: Jan Verhas, A cahe-cache