Salutare una madre, saluto a Franca

Salutare una madre, saluto a Franca

1 Maggio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Anche a nostra madre avevamo sempre pensato come a qualcosa d’immortale, almeno quanto il mondo: perché quando noi nascevamo, lei faceva parte del mondo, il mondo senza di lei non era immaginabile.
Ora la madre era morta

Ferdinando Camon, Una altare per la madre

Lessi questo libro da ragazzo, sarà stato la fine degli anni ’70 (il libro fu edito nel ’78). Non avevo, con mamma, un rapporto idilliaco, ero più per nonna (nonna paterna). Ma quel libro mi rimase dentro, immaginavo l’altare e la madre e forse mi ha aiutato a sentirmi figlio a capire la figura della madre. Si è figli sempre, non ci si dimette mai da questo “incarico” e anche ora che sono solo quando ho paura chiamo madre e si muore con il nome della madre in bocca. Lei incontriamo per prima, lei salutiamo per ultima.

Mi chiama mia sorella Alessandra, quando chiama nel 90% dei casi sono tasse, problemi o… io non amo le prime due opzioni ma temo la terza perchè indica che qualcuno è venuto a mancare, qualcuno che, comunque, ha segnato la vita anche se per un poco. Questa volta era l’opzione tre: “E’ venuta a mancare Franca (Franca Nicosia), la mamma di Riccardo”. Riccardo è il padre delle mie due nipoti Rebecca e Rachele, Franca è la loro nonna. Una signora attivissima, gentilissima, discreta. Era siciliana nata per caso a Vipiteno e vissuta per la stessa ragione del nascere a Genova. Ora la ricordo madre, in uno degli incontri sono stato da lei, e lei da noi, la ricordo che Rebecca o Rachele in braccio. Lo sguardo rivolto alla bimba della tenerezza che conoscevo bene per esserne stato oggetto per nonna mia. Sorridente e attenta, vita difficile madre di 4 figli in una città grande dove più che incontrarsi ci si conta. Eppure aveva mantenuto l’antica cortesia, quella cortesia che rende discreti, che rende attenti.

La immagino… nel libro di Camon c’è un pezzo che lo racconta parlando di foto ricordo ““non solo le foto erano piccole, ma le figure – ora c’era mia madre da sola, ora c’era tutta la famiglia – erano molto lontane, poco riconoscibili. Mia madre era sempre l’ultima, a destra o a sinistra, come se si fosse accostata al gruppo timidamente, e in un certo senso continuando a restarne fuori, in disparte. Esserci, ma non disturbare”

Chiamo Riccardo e gli faccio le condoglianze, lui è un ragazzo gaudio, scherzoso ma per la prima volta lo sento con la voce che si spezza: gli siamo stati vicini fino all’ultimo. Consolano i ricordi, restano indelebili i dolori. Cosa posso dirgli a me manca ancora la madre mia e di anni ne sono passati 20 ed io sono un vecchio signore con i peli sollo stomaco.

Era una donna che mi ha sorriso e un poco di quel sorriso resta nei tanti nipoti che ha, a cui ha dato una carezza, un bacio, che ha guardato negli occhi.

Condoglianze ai nipoti, ai figli oltre Riccardo a Fabrizio, Santina e Floriana. E visto che ci sono anche al marito Antonio Di Prima che è andato via tanto tempo fa che era fatto della stessa stoffa di Franca. Dicono che in Sicilia dio compita l’opera di creare il creato baciò la terra e lì, nel luogo esatto del bacio, è nata lei. Franca aveva della Sicilia l’aroma dei limoni.

Poi, abbraccio come non ho mai fatto le mie nipoti, Rebecca e Rachele che non hanno più alcuna nonna e non è meno dura di perdere la madre.