E’ morto Bruno Biondini, l'”unico” comunista di Latina scalo

E’ morto Bruno Biondini, l'”unico” comunista di Latina scalo

26 Luglio 2022 0 Di Lidano Grassucci

Beh nella vita ci sono posizioni facili e posizioni difficile. Facile fare l’acquaiolo sul lago di Garda, difficile farlo nel deserto del Gobi. Facile andare in bici nel piano, difficile sulle Dolomiti.

Ci vuole fegato per essere differente, ci vuole coraggio per non desistere.

A Latina scalo essere comunista era non difficile ma quasi “inutile”, lui invece si sentì utilissimo e come ogni comunista utile per tutti e non per se stesso. Bruno Biondini era di Maccarese, terra di fatiche e di padroni, venne a Latina forse proprio per non avere padrino e testimoniò. E’ morto qualche giorno fa, io oggi lo ricordo, lo voglio ricordare.

Testimoniò che

Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa.

Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista

Bruno Biondini tenne alta la sua bandiera, ogni uomo, se è uomo, ha una bandiera, quella sua era rosa con la falce e il martello sopra. Rossa come le camicie di Garibaldi, con i simboli di una rivoluzione di eguali, di uomini che diventavano uomini.

Ha lavorato del suo, ha testimoniato della sua idea, a Latina scalo era bianca anche la linfa delle piante, pochi lo ascoltavano quelli che venivano dai lepini dove Turati, Lenin avevano cambiato il corso della fame, gli altri pregavano.

Se ne è andato, mai rinunciato anche quando gli hanno detto è “tutto finito”.

Lui, come ogni comunista in questa terrà, pensava “No, finché ci sarà su questa terra un tribolato ci sarà bisogno di socialista, di un comunista, di un anarchico”.

Mi tolgo il cappello stringo il pugno e ti saluto compagno che il sole dell’avvenire, ne siamo certi, verrà.