Elezioni e la mia guerra con Giangavetto per i soldatini sudisti

Elezioni e la mia guerra con Giangavetto per i soldatini sudisti

28 Settembre 2022 0 Di Lidano Grassucci

“Poi dice che uno si butta a sinistra!”

lo diceva Totò quando in Italia si aprì la stagione del centrosinistra, è l’adagio dell’animo degli italiani rispetto alla vita. Ci si ricolloca quando bisogna ricollocarsi.

Da piccolo avevamo, io e Giangavetto (l’amico mio), i soldatini blu, i nordisti, e grigi i sudisti. Conoscevamo la storia, le ragioni e i torti, eravamo (in questo) due genietti. Quindi non c’era dubbio che il nord avesse ragione e il sud torto, che il primo era il domani con l’industria, l’altro ieri con il cotone. Era indubbio che il generale Grant fosse meglio di Lee. Ma noi, noi litigavamo per prendere i perdenti, quelli del sud.

Una disputa lunga, che durava quasi più del tempo del gioco, ma volevamo perdere. Ostinatamente perdenti, per via del fascino che hanno le cause perse anche se sono ingiuste. Nelle storie trionfa sempre il bene, la storia è crocianamente un percorso coerente verso la libertà (vi parrà strano ma noi ancora bimbi avevamo letto Benedetto Croce, una scelta di vita che ci diede lì per lì un vantaggio ma che pagammo in follia nel resto della vita).

Invece noi cercavano qualche ragione nella feccia sudista, schiavista, retrograda e anche infame. Ma ci piaceva l’idea di questi ragazzi che combattevano a dispetto della Storia, inutilmente romantici. Perché loro, a dispetto di noi, avevano scelto di sbagliare noi eravamo lo sbaglio.

Robert Edward Lee ha foto sempre in posa, sempre statico sempre in divisa. Pare uomo senza bisogno di memoria, in un mondo che non la voleva più

Ulysses Simpson Granttalvolta è scomposto, sta anche in abiti civili e guarda al domani perchè sapeva di stare a cambiare il mondo.

Perdere è la cosa più difficile del mondo, perdi sempre da solo. Ecco cosa ci attirava di Lee e dei suoi, che erano rimasti soli, orfani di ogni onore, nel disonore anche delle idee sbagliate.

Oggi nessuno vuole i sudisti, anche chi ha perso trova scuse, cerca alibi, si compiace di una etica superiore, di una incomprensione.

No, no non ci era dato a noi che nati, cresciuti, schiavi “capivamo” gli schiavisti. Noi schiavi della nostra povertà, loro della loro memoria, loro ricchi noi poveri. Noi li avremmo scannati, ma loro soli noi soli.

A scuola il maestro Sacripante ci chiese: Chi aveva ragione nella guerra di Secessione americana? Noi subito “i nordisti, contro la schiavitù”. Si fosse fermato qui… ma aggiunse “chi vi sarebbe piaciuto?” “Quelli che hanno perso, sor mae”.

Naturalmente sparavamo a salve, con la bocca… boom e non moriva nessuno. Del resto forse noi non dovevamo manco nascere.