Nei versi di Sandro Penna, disordinatevi

Nei versi di Sandro Penna, disordinatevi

19 Ottobre 2022 0 Di Lidano Grassucci

“Moralisti, il mondo che vi pare di catene tutto è tessuto d’armonie profonde”

Sandro Penna la mette così. Amo Sandro Penna per la sua poetica che non nasconde e che non ruffiana, ma ti lascia sana la bocca alla parola e non fa scimmie con le rime.

Armonie e catene, morali e occhi sgranati ad ogni dubbio, il dolore insalubre che fa diventare profumo la follia dell’oppio, o l’illusione degli ubriachi. L’armonia è il giorno sbagliato, contorto che fa conforto d’improvviso e cambia ogni luce in questa notte.

Se sei figlio del tuo livore e vedi solo il tuo dolore come dolore da donare al mondo non hai capito che la felicità è l’esclusiva che ha il tuo mondo senza giudizio al mondo e senza alcun giudizio alla tua coscienza. L’armonia non ha squilibri di colore, non ha equilibri di tonalità che si confortano, esplode invece che non avrà nulla in sua vece. E’ una camicia delicata, una scarpa sfrontata, un turbamento senza alcun vento. I moralisti cercano spasmodiche riproduzioni, la bellezza è improvvise emozioni. E’ stare dalla parte sbagliata con comodità e scomodamente nel giusto. La differenza di Penna è tutta qui tra le catene che riproducono legami all’infinito e impediscono ogni volo e l’armonia di uno strappo di un sacco di Burri ferito senza sangue da avere tutto il sangue di tutto il dolore del mondo. L’armonia no è il pianto nostalgico di Pierrot ma il “servire” due padroni di Arlecchino che è l’unico padrone del suo segreto, la libertà dei colori seppur poveri gli averi.

Non cercate di mettere le cose al loro posto, ma mettete in disordine l’ordine se lo incontrate. Gelate non il mattino, ma il sole al suo zenit, osate ogni amore bislacco, non seguite il tratturo ma tirate la briglia di lato e fate la macchia.

Non piangete il pianto di ieri, ma cercate costanti le sante mistiche che non è delirio ma bellezza oltre ogni morale della Fede. Perché anche la verità deve rompere l’ovvio del sacerdote che custodisce le risposte e la sfida sono le domande.

L’armonia? E’ cosi sfrontata da sfidare al prossimo bacio, è il corpo di una donna nell’incavo che fanno i fianchi.

Poi guardate il cielo ma non cercate i suoi colori, ma i vostri imperfetti effetti che fa il sole quando si tuffa per dormire.

Io, da qui, vedo Circe vedo una maga che per paura e per amore fece uomini bestie, ma negli occhi rimasero marinai. L’armonia ha gli occhi dei marinai, l’incavo del fianco di una donna e la sfrontatezza degli occhi.

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.