Meriti e bisogni, quella via riformista mai seguita e la scuola stereotipata

Meriti e bisogni, quella via riformista mai seguita e la scuola stereotipata

23 Ottobre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Quello della scuola non è soltanto problema quantitativo ed economico (di aule, di numero dei maestri, degli insegnanti e degli scolari) ma è anche problema qualitativo e politico di indirizzo scolastico. (…) Le tre esigenze fondamentali del rinnovamento della scuola: la sua democratizzazione, un nuovo orientamento dell’insegnamento, l’adeguamento dell’insegnamento alle esigenze dello sviluppo economico e tecnico dei nostri tempi.

Pietro Nenni, discorso alla Camera 1958

 

Leggo del dibattito alimentato dalla scelta di introdurre la parola merito nella definizione del ministero che in Italia si occupa di istruzione dentro il primo governo di destra-centro a guida Giorgia Meloni. Dibattito in cui il merito è letto come una sorta di supremazia, sopraffazione sul bisogno, è letto come negazione degli ultimi.

Non mi lego al confronto tra l’attuale destra e l’attuale sinistra che si specchiano in una assoluta incapacità di elaborazione teorica e viaggiano per parole aconcettuali, parole che vengono spogliate del loro senso e riempite di “distinguo”.

Ho l’età di una età che ha scavallato due secoli e una cultura politica che si era posta, e aveva posto, il tema del merito. Se lo era posto per superare una idea pietista in cui tutto era concentrato nella uniformità che non è equità, non è eguaglianza, ma banale “serialità” della vita. Era pietà, carità cristiana e non “giustizia” socialista.

Era il 1982 e i socialisti italiani a Rimini aprono un confronto sul tema “Governare il cambiamento”. Una discussione in cui le anime socialiste si confrontavano con tempi mai visti, tempi che pure erano nati per stimoli sociali e socialisti.

Un giovane socialista, aveva meno di 40 anni, Claudio Martelli mise sul tavolo una sintesi nuova

Dare vita ad “un’alleanza riformatrice tra il merito e il bisogno”, fra “coloro che possono agire” mettendo a frutto i propri talenti e “coloro che devono agire” per uscire dall’emarginazione.

Colore che possono agire nel talento, ed altri che debbono agire per emanciparsi. Ecco che bisogno e merito non sono antagonisti, ma possibilità di “mutuo soccorso” perché entrambi interessati a cambiare, a rompere la banalità presente.

Riccardo Lombardi sosteneva che è socialista la società che da a tutti la medesima opportunità. Non ci fa identici, ma esalta i talenti, non lascia nessuno indietro perché il talento di ciascuno è forza di tutti, e chi ha talento è generoso il banale, il mediocre è arido, chiuso, negante. Il merito non è una offesa, è una doverosa pretesa di generosa partecipazione alla costruzione, questa sì collettiva, dello stare insieme.

La scuola non ha il dovere della identicità, ma deve coltivare le mille diversità, a parità di partenza.

Martelli intendeva il  merito come riconoscimento della creatività, dell’impegno, del valore e dei risultati individuali ma anche come strumento essenziale per dare risposte efficienti e inclusive ai bisogni vecchi e nuovi provenienti in particolare dagli strati più deboli della società.

Era, ed è, l’uscita imprevista, di lato dalle cose che paiono inevitabili, ineluttabili. Riconoscere il merito non è negare il bisogno, anzi è dare a quel bisogno nuove possibilità di riscatto.

Capisco che ora la politica è tifo, è semplificare, e dal semplice non nasce altro che una forza distruttrice annichilente delle differenze che invece sono l’unica possibilità per “meritare la giustizia sociale”.

In una classe di scuola, io ho insegnato, non è che l’ultimo frena il primo o il primo si ferma in attesa dell’ultimo è che i due crescono nell’ultimo che trova la generosità di vedere le possibilità, nel primo il confronto con le difficoltà.

Perchè se il talento fa facile cose per altri difficili, la difficoltà anima il talento lo rende umano.

Oggi la politica dovrebbe tornare a elaborare e non a scomunicare, non è una bestemmia meritare, non è una condanna a vita avere bisogno è inumano solo non tentare.

IL DISCORSO DI MARTELLI

Il senso dell’alleanza riformista e socialista è e non può non essere nella sua essenza altro se non questo: l’alleanza tra il merito e il bisogno. Le donne e gli uomini di merito, di talento, di capacità, sono le persone utili a sé e utili agli altri, coloro che progrediscono e fanno progredire un insieme o un’intera società con il loro lavoro, con la loro immaginazione, con la loro creatività, con il produrre più conoscenze: sono coloro che possono agire.

Le donne e gli uomini immersi nel bisogno sono le persone che non sono poste in grado di essere utili a sé e agli altri, coloro che sono emarginati o dal lavoro o dalla conoscenza o dagli affetti o dalla salute: sono coloro che devono agire. Senza tener ferma questa alleanza, questa duplicità di destinatari, il riformismo moderno rischierebbe di degenerare in opportunismo, o di rifluire nel classico massimalismo. Ancora, se separiamo il merito dal bisogno, il riformismo diviene o tecnocrazia o assistenzialismo; se invece uniamo o alleiamo il merito ed il bisogno, il riformismo moderno può produrre una svolta all’altezza dei tempi, può interpretare il tempo, può governare il cambiamento

Claudio Martelli, conferenza programmatica del Psi. Rimini 1982