Effetti dell’assenzio

Effetti dell’assenzio

3 Novembre 2022 0 Di Lidano Grassucci

L’assenzio era nel bicchiere, il bicchiere piccolo. Non cercavo aromi, ma cercavo di non cercarmi più. Era li, accanto al foglio bianco delle poesie mai scritte, ai fogli accumulati dei racconti mai raccontati.

Decisi di berlo per uscire indenne dalla solitudine che prende a novembre e non c’è caldo a dicembre, e gennaio sarà morte di ogni calore.

L’assenzio era lì, lo avrei dovuto bere ed ero piccolo, non lo bevevo ed ero grande. Decisi di esser piccolo.

Sono partito, ardito con il treno che va al mare senza volontà alcuna di tornare.

Il primo sorso forse non era niente, il secondo mi accompagnò, il terzo divenni come non solo, pauroso, senza paura. Sentivo che ero non mio, ero oltre il bosco, ero oltre il tempo.

L’assenzio mi riempì i polmoni, diete fiato agli ottoni e la banda suonava musiche di paese. Io con la tuba e il bastone seguivo la confusione, anzi l’armavo.

Le donne d’intorno parevano bellezze di Saba, e ogni donna era la sua eresia. Ero come tra le nubi delle confusioni e non volevo altro che farmi veliero al vento. Mi gonfiava il vento che era potenza ed apriva la prua ogni velo di acqua del mare, ogni foresta ad allargare per nuova strada da segnare. Dolce diventava l’aprire e la banda andava di gran cassa. L’assenzio poi era il quarto sorso e il poeta venne a recitare di passioni in riva ad ogni mare, e la strada si faceva arteria, nuova materia. Che carne hanno le divine, che bisogno hanno gli umani di ogni desiderio che questo aroma fa universo. Ero steso e la grancassa batteva, gli ottoni esaltavano e io ero folle al quinto bicchiere. Mi vennero vicino poeti sgraziati, ma io ero dentro un altro destino. Fumatore di oppio nei bassi di Canton, ubriaco di vino nelle osterie di fuoriporta, o solo bambini ebro di 1000 giochi.

Lei mi aspettava, venne clemente, a salvarmi da me. Mi stese le mani, io le sentii d’argento. Non mi chiese della follia, mi donò la cortesia. Mi ritrovai i suoi occhi accanto che non era il volo, ma ero lì dove c’era l’unico tempo mio.

Mi carezzò la fronte, poi la guancia e non chiese di vino, ma divinamente mi chiese di parlare che voleva ascoltare.

Effetti dell’assenzio

Foto:  Assenzio, Edgar Degas (1875)