Le tre donne uccise a Prati, la distanza della gente perbene e non gli abbiamo dato un nome

Le tre donne uccise a Prati, la distanza della gente perbene e non gli abbiamo dato un nome

20 Novembre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Un fariseo invitò Gesù a mangiare con lui. Egli entrò in casa sua e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; fermatasi dietro a lui, si rannicchiò ai suoi piedi e cominciò a bagnarli di lacrime; poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato….
Vedi questa donna? Sono venuto in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per lavare i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e con i capelli li ha asciugati. Tu non mi hai dato il bacio; lei invece da quando sono qui non ha ancora smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, lei invece mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato. Colui invece al quale si perdona poco, ama poco

Mi è venuta in testa questo passo del Vangelo di Luca in merito alle tre donne trovate morte a Roma, uccise, al quartiere Prati. Ora pare abbiano trovato l’omicida, uomo di malavita.

Prati, quartiere centrale, elegante della città, sereno. Le cronache di quelle tre donne morte lo stesso giorno, a pochi metri di distanza, nello stesso modo riempie le nostre curiosità, poi qualcuno comincia a dire che sono “prostitute” ed ecco che l’umana attenzione si fa pruderie, peloso giudizio. Due di loro sono cinesi, l’altra sudamericana bastava contattare, pagare 50 euro, e la porta si apriva in un palazzo di gente chiusa invece nelle sue piccoloborghesi paure.

In Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Fabrizio De Andrè, Via del Campo

Ci vuole un poeta per salvarsi dai giudizi, per non salvarsi dall’essere coinvolti per non illudersi di poter restare spettatori. Le hanno, le ha, uccise ma erano loro ad aprire la porta, come se donare piacere fosse autorizzazione a negare l’umano e quindi a giustificare il male. Intervistano le persone che con facce altere dicono dell’orrore, della riunione di condominio, del via vai di persone in quei portoni e delle due ragazze cinesi non si conosce neanche il nome. Non conoscere il nome significa che non le abbiamo “iscritte” nella nostra umanità. Diamo nomi ai nostri mici, ai nostri cani, al canarino, non a loro. Come se non ci fossero.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior

Nessuno mostra pietà, mostra pudore a raccontare solo di vita che muore e di come scoprire un assassino che vile ha colpito chi non poteva far male. Parliamo di malavita: loro non esistevano e l’assassino è malavita, noi siamo “Anime salve”

che bell’inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni

mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani

Fabrizio De Andrè, Anime Salve

Le vittime, tutte e tre prostitute, sono state uccise a coltellate. Gli inquirenti sono al lavoro per capire se tra i due fatti ci sia un collegamento.

Le vittime sono vittime, non aggiunge e non toglie cosa fanno nella vita. Cambia invece l’assassino criminale, cambia invece avere il loro nome per dare un segno nel loro passaggio nella vita. Cambia il nome che le riconosciamo viventi con noi per il tempo che ci sono state.

Hanno ucciso tre donne e bisogna prendere l’assassino, il resto… non interessa è la sacra autonomia di ciascuno in questa vita unica che abbiamo tutti. Ma lui l’assassino le ha uccise con il coltello, noi non gli avevamo dato un nome.