Premio Camilla/ Le amazzoni alla guerra di ogni giorno per la bellezza di sempre

Premio Camilla/ Le amazzoni alla guerra di ogni giorno per la bellezza di sempre

11 Dicembre 2022 0 Di Lidano Grassucci

Entro nell’infermeria di Fossanova. Confesso questo posto mi incute grandezza e mi sento sempre piccolo. Qui San Tommaso D’Aquino pensava la Fede, cercava di “capire” proprio quella grandezza che mi fa piccolo. L’infermeria è piena di donne, tante, penso a quante storie hanno nella loro storia quotidiana. Sono presidente della giuria del “premio Camilla”, una scelta del sindaco Anna Maria Bilancia che mi ha lusingato e mi lusinga, io uomo, setino, qui ad onorare Camilla e mi illudo che sia un pegno di amore di Ufente per una bellezza ed un coraggio sconvolgente, quello della Regina. Mi fanno sedere in prima fila, ho la cravatta con il suo fastidio (per me), mi sento come dentro un turbinio, cosa, dirò, perché sono qui tra storie eccezionali.

Elide dell’Unto presenta, è elegante spigliata chiama gli applausi e i tempi. Il palco di legno pare una astronave atterrata qui per portare doni, armonie. Chissà quante dame e cavalieri ha visto questo posto, quanti mistici, e musici e poeti che cercavano qui poesia per vivere sul precipizio della mala aria, ma siamo tutti sul precipizio della vita.

Elide chiama le amministratrici, il sindaco. Sonia Quattrociocche, Luigina Vellucci assessori della giunta di Priverno, Enrica Onorati assessore regionale, Loretta Cardarelli consigliere comunale. Sono in fila, un Comune al femminile, no, no è un quadro vivente della nostra terra che non è patria, con l’avidità del patrimonio, ma matria con la generosità della bellezza. Qui ogni cosa ha cuore di donna: Mater Matuta, Circe, Camilla, Ninfa... la palude, Giunone con i suoi tempi, fino a Maria Goretti con la sua libertà fuori da ogni retorica.

Anna Maria Bilancia è donna sindaco, non sindaco donna, e la differenza è in questo profumo di intelligente bellezza.

Tocca a me, mi chiamano, citandomi insieme alle giurate: Margherita Cancellieri, Vittoria Capodilupo, Yulia Borretti, Sara Carallo. Salgo le scale per prendere il palco paiono altissime, mi giro e vedo un pare di gente, tante donne. Ora che dico? Ora che faccio? Non che non sia uso parlare alla gente, anzi, non che non sia logorroico, ma… mi vengono in testa le cose della vita, cerco in me l’anima di quello che vedo. In testa ho una canzone, forse neanche ha filo con qui, ma risuona, una vecchia canzone dei Nomadi, Che film la vita

Grazie a mia madre per avermi messo al mondo,
a mio padre semplice e profondo,
grazie agli amici per la loro comprensione,
ai giorni felici della mia generazione,
grazie alle ragazze a tutte le ragazze

Davanti a me, ho questi versi ma fatti di volti, di occhi, di vita.

Dico…, provo a dire, della mia terra, della matria, delle mille storie che ho incontrato durante se selezioni del concorso. Storie che non sapevo, storie che potevo sapere, storie che ho rincontrato, ma ciascuna umanissima, vivida e generosa. Ecco la visione al femminile è generosa, quella maschile è egoista, autoreferenziata, ignobilmente vile. Non posso confessare che da ragazzo venivo qui per una bellezza che da me era ristretta, ma questa è un’altra storia.

Tocca alle pittrici che hanno allestito una mostra all’ingresso della infermeria: Anna Colaiacovo, Tiziana Pietrobono, Fiorella Cannistrà, Caterina Morbidelli, Martina Tancreti, Erika Faustinella, Sabrina Trusiani, SAndra Perdonati, Emanuela del Vescovo.

I loro lavori sono come un invito a quello che questa sala dipinge da sé ed è un bel quadro. Un quadro fiammingo.

E’ la volta di Giovanna Campoli che il premio lo ha “fatto”, si letteralmente lo ha realizzato con gusto, cultura traducendo in un gesto artistico-storico una intuizione sociale, anche della scienza sociale più ardita: politica.

Si entra nel premio, si entra nel vivo delle storie, ma prima serve la musica. Serve coltivare il piacere di udire per il piacere di osservare e per l’umano capire, come Tommaso con  Dio. Corallina Rosso Trani “guida” questo passaggio.

Orlando d’Achille, Benedetto Cipriani, Andrea Micheli, e Francesco Mattacchioni eseguono brani ispirati alle donne.

E’ la volta dei premi: per la sezione politica e istituzioni il premio va a Valeria Valente, senatrice della Repubblica. Il premio è consegnato da Enrica Onorati, la motivazione è letta da Donatina Persichetti.

“Non siamo noi donne che abbiamo bisogno di questo tempo, ma questo tempo di noi donne”. Ribalta l’attesa e trovo vera questa semplicemente grande verità. Ritira il premio e segue fino alla fine la manifestazione e non è cosa scontata essere straordinariamente educata e la sala è gelida. Io mi accorgo che ho sbagliato a indossare pantaloni estivi per la fretta e la mia distrazione e capisco la Valente e il suo sentire freddo.

 

Lisa Tibaldi vince il premio della sezione “imprese e professioni”, è venuta apposta da Milano: “ci tenevo tanto”. Il premio è consegnato da Carla Carletti, le motivazioni lette da Paola Rinnaudo.

Angela Iatosca riceve il premio per la sezione Giornalismo e comunicazione, legge le motivazioni Stella Lattao, consegna il premio Loretta Cardarelli.

Angela parla del suo libro sulle “donne costituenti”, quelle 21 donne che “fecero la patria anche essa un poco matria. Donne Camilla, amazzoni della libertà.

Valentina De Angelis vince il premio istruzione e formazione. Istrionica, piena di vita, Valentina è una valanga di energia e chi la ferma, chi vuole fermarla, il premio è alla sua dinamicità.

Motivazione lette da Rosella Tacconi e il sindaco Anna Maria Bilancia lo consegna.

Annunziata Macci vince la sezioone associazionismo, volontariato e sport.

Legge la motivazione Sheri Kamili, consegna Luigina Vellucci. Annunziata prende il microfono e chiede di ricordare le donne che la libertà non l’hanno, che sono costrette ai margini. Porta nella sala il dramma dell’Iran e della Afghanistan e di ogni dove, dove il sorriso di donna è peccato, negato, emarginato.

Chiara Tiboni vince la sezione arte e cultura, arte della musica, arte della ricerca degli spartiti delle donne compositrici per anni nascosti, negati, cancellati perchè “il genio” aveva un altro sesso.

Come se la natura avesse negato l’ascolto e la musica alle donne e “invece no” dice con la forza della libertà la ricerca di Chiara. Legge la motivazione Orlando D’Achille, lo consegna Sonia Quattrociocche.

Il tempo è finito chiudono le attrici dell’associazione Grosso Gatto di Giselda Palombi che eseguono un pezzo di teatro contemporaneo dedicato a Camilla “La leonessa che passò il fiume”. Oltre a Giselda Palombi recitano Chiara Dorati, Ilaria Guarnacci, Alice Palluzzi, e Valeria Pucci.

NOTA DI LETTURA

Ho voluto scrivere scrupolosamente tutte le partecipanti, con la mia personale intrusione. Ringrazio Corallina per la pazienza che ha avuto, che ha con me, preso sempre da mille distrazioni, da un bestiario di una vita affogata tra fantasia e realtà. Grazie a Giovanna Campoli che mi ha aiutato con discrezione. Alla “mia” giuria  Margherita Cancellieri, Vittoria Capodilupo, Yulia Borretti, Sara Carallo che mi sopportato con generosità.

A Anna Maria Bilancia per avermi scelto, per avermi manifestato attenzione e affetto nell’onorarmi di essermi amica. Grazie