Latina come Zora la città immobile

Latina come Zora la città immobile

12 Gennaio 2023 0 Di Lidano Grassucci

“Zora è obbligata a restare immobile e eguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l’ha dimenticata”. Così Italo Calvino nel suo libro “Le città invisibili“.

Pare una foto di una dissoluzione davanti ad una assurda ostinazione.Zora non esiste, ma è. E’ ogni luogo che è costretto da chi lo vive a non muovere. Perché le città che si “chiudono” con mura di cinta del tempo non vivono più. Sono 20 anni che viviamo immobili di un tempo di 20 anni di 50 anni prima. Ostinatamente le cartoline che dovrebbero essere mattoni per il nuovo, sono museo del sempre. La mia città, Latina, si incupisce non nell’orgoglio della sua storia ma nel culto della sua retorica, inventata, città dell’oro. Qui non ci fu perfezione mai, perché non era perfetta neppure Gerusalemme, per nulla Roma e anche Atene aveva qualche difettuccio.

Zora è obbligata a restare immobile, anche la campagna elettorale, che dovrebbe essere l’apoteosi del futuro, è la triste riformulazione del passato, chi rivendica battaglie sull’onestà, chi si sente Papa già senza Fede e senza aver preso i voti, chi pensa che alla fine riuscirà a fermare tutto.

Immobile, chiude il teatro sorgono le plebi, poi dimenticano e resta lì vuoto, morto. Riapre il teatro e lo “sanno” in pochi, lo usano di meno e tutto resta eguale scenario di foglie morte.

Il teatro era il luogo dove si fanno venire le idee e, forse, anche la porta dove proporle al mondo. Invece resta tutto così nel limbo.

La biblioteca comunale è chiusa, ma nessuno se ne cura. Chiusa con i sindaci chiusa con i commissari. Chiusa perché a che serve leggere

Il mercato coperto era il ponte tra il mondo che produce e la città che mangia, è il fondamento delle mille e mille piazze delle erbe dove è nata l’idea stessa di città, di Rinascimento, di Italia, che ci fa unici al mondo, ma a noi non interessa, resta il vuoto che non ci conturba. Restano le chiacchiere su Zora come era, su come non farla deturpare, su come mummificarla. Zora si “disfece e scomparve”, ma non per il disfarsi delle case e delle strade, per l’ignavia delle anime che non c’erano.