L’autorevolezza perduta nella mediocrità ritrovata

L’autorevolezza perduta nella mediocrità ritrovata

25 Gennaio 2023 0 Di Lidano Grassucci

PREMESSA: queste considerazioni nascono dalla lettura di un articolo di Luca Sofri sulla autorevolezza. Sul fatto che in questa nostra società si sia perdendo l’articolazione culturale e il prestigio del sapere e quindi la necessità di studiare, di avere maestri. Questo il link dell’articolo precedente sul medesimo argomento https://fattoalatina.it/2023/01/16/autorevolezza-e-monadi-ignare/

 

È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli.

Sant’Agostino

 

Quando iniziai a fare il cronista politico, eravamo molto pochi, mi confrontai con Romano Forte che faceva già da tempo questo lavoro per Il Tempo, ne avevo un timore reverenziale assoluto. Lui conosceva ogni piega della Dc e di ogni partito. Lo leggevo, lo studiavo, cercavo di capirlo per imparare il mestiere, per capirlo e poi fare del mio. Esisteva una gerarchia del lavoro che era data dal tempo di fare questo mestiere. Davo a lui del lei, o mi contenevo nel rapportarmi a lui. Amavo il mestiere che sarei andato a fare e per questo rispettavo chi lo aveva fatto prima di me.

La politica? Era per me un amore che avevo da… da quando sono nato: a 13 anni ho letto il manifesto del partito comunista, poi una vita a cercare di capire quel che non ho ancora capito perchè c’è sempre da capire e quando pensi di sapere muta la materia da studiare.

Siccome ero troppo sulle mie all’università, insieme al mio amico Sergio Corsetti, andammo a studiare con Domenico Fisichella, monarchico-nazionalista-tradizionalista-di destra, il padre ideologico di Alleanza Nazionale. I gesuiti, a Sezze (il mio paese) l’edificio più in alto è la chiesa dei gesuiti, per combattere l’avversario lo studiano fino a sapere più di quanto lui sa di se stesso. La più grande biblioteca marxista non stava a Mosca ma a Roma. Quasi tre anni per fare la tesi, per sapere quel poco che potevamo per poter scrivere due umili righe.

Studiare con fatica, sul serio, spesso coscienti della nostra ignoranza. Ascoltavamo, tornavamo indietro per capire quello che l’andare avanti ci aveva fatto scoprire che aveva bisogno di un diverso capire.

Fatica tanta, gerarchia pure, ora? Chi sa parlare pensa di saper comunicare meglio di Piero Angela, chi canta sotto la doccia si pensa collega di Pavarotti, chi sa fare il segno della croce si sente in grado di dire a Papa Francesco come capire il Signore, non sapendo che Francesco con Dio ci parla direttamente.

Servirebbe umiltà, ma oggi i ragazzini che non hanno fatto manco i chierichetti vogliono dir messa, chi ha messo un cerotto si pensa chirurgo, chi ha messo il citrato nell’acqua si sente gran chimico.

Tempi non dalla fatica di capire, ma nel riposo di non capire.