Autorevolezza e monadi ignare

Autorevolezza e monadi ignare

16 Gennaio 2023 1 Di Lidano Grassucci

Detto in parole povere, stiamo smettendo di riconoscere un’autorità morale, civile e sostanziale a qualunque istituzione o persona o principio che un tempo era condiviso. Come se in una partita di calcio – le metafore finiscono tutte lì – le squadre non riconoscessero più l’arbitro, ma neanche i rispettivi allenatori e poi nemmeno le regole. Questo avviene nei campi e nei settori più diversi, ma le conseguenze più gravi riguardano i poteri principali, a cui abbiamo affidato il grosso della gestione del funzionamento delle nostre società e comunità

Luca Sofri

Incrocio queste considerazioni che vengono da un articolo di Luca Sofri ascoltando in auto Radio 24. Premessa era la storia della professoressa oggetto di colpi di una pistola a piombini da parte dei suoi studenti. Premessa è la violenza verso il personale sanitario negli ospedali.

Non è autorevole il maestro, non è autorevole il medico ciascuno è quello che si prende, sparando, picchiando se serve.

I genitori? Difendono i ragazzi, tanto un maestro cosa è?

E’ un fesso che ha studiato.

Il medico cosa è? Un fesso che ha studiato

Ergo, studiare è cosa per fessi.

E l’esperienza? E’ zavorra rispetto a pensare che tutto inizi ora e che prima e dopo nulla ci sarà.

La fine della autorevolezza è fine del concetto di tempo nel percorso: ieri (la storia), oggi (la vita), domani (la speranza). Tutto è una istantanea sul telefonino, così istantanea che un istate dopo già è dimenticata.

Le colpe? Lo studio non è ascensore sociale, ma peso al fare come ti viene quando viene. Perchè se capisci ti poni il problema del limite, se evito non ne hai di limiti ma puoi l’arbitrio che non conosci. Perchè il maestro parla quando può tacere, perchè il medico non mi salva ma si limita a curarmi, nel cartoon il morto risorgeva, su internet non si muore mai. In Tv una stessa persona è esperta a serate alterne di medicina, di mafia, di politica, di ambiente, di benzina, di energia elettrica e di fusione a freddo, dei reali inglesi quanto della malattia del papa, del suo magistero non avendo fatto mai manco il chierichetto.

Nessuno chiede titoli, tutti sono Sant’Agostino non avendo mai visto un bimbo sulla spiaggia a svuotare il mare con un secchiello.

La fatica di capire è inutile nella certezza di saper già dire, cosa non importa. I bimbi, lallavano, poi imparvano a parlare e poi, poi di poi, poi ancora poi osavano dire.

Per fare un uomo ci voglion vent’anniPer fare un bimbo un’ora d’amorePer una vita migliaia di orePer il dolore è abbastanza un minutoPer il dolore è abbastanza un minuto

Per fare un uomo, Nomadi testo di Francesco Guccini

Ora siamo nati già senatori, re. Gesù non è stato mai bambino bisognoso di madre per farsi uomo ma subito capace di parlare ai rabbini nel tempio saltando capanna, bue e asinello, Giuseppe e Maria.

Così vanno le cose, per strada un ragazzo che fa politica da ragazzo mi dice: non hai capito. Lo guardo stupito pensando a quanto ho pensato e ancora penso che “non mi sono spiegato” all’età veneranda che ho. I figli debbono uccidere i padri è vero, ma prima dovrebbero diventare uomini.

 

L’insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito, mentre è autorevole in quanto, di quel mondo, si assume la responsabilità. Di fronte al fanciullo è una sorta di rappresentante di tutti i cittadini adulti della terra, che indica i particolari dicendo: ecco il nostro mondo.
Hannah Arendt

Guai ad una società dove comandano i bambini, dove chi ha gli occhiali è male perché ha letto, chi ha i ricordi è peggio perché ha vissuto, chi ha fatto è orco perché è colpa fare di niente qualche cosa. Ma una società senza vecchi, senza libri ed occhiali, senza cose fatte è niente, non è un società ma un gruppo casuale di monadi ignare..