La morte dell’uomo pubblico
26 Gennaio 2023Esiste una umanità privata, chiusa nel suo vivere quotidiano, e una umanità pubblica che è fatta di relazioni, di contatti, di scambi.
La prima è concentrata nel suo utile che può essere monetario o di altro genere, ma è utile privato, vantaggio privato.
Esiste una umanità diversa che invece crede che esista una dimensione plurale, una idea di interazione con gli altri. Vale anche in amore dove esistono egoismi esclusivi, onanistici, e generosità di condivisione di attenzione all’altro.
Il nodo è quando in questi due ambiti qualcuno bara, quando la politica che è dentro la seconda umanità è occupata da uomini della prima umanità, quando quella separazione tra chi si fa i casi propri e chi crede nel condividere i casi di tutti si confonde.
Oggi esiste in Italia una classe dirigente chiusa nel suo vivere quotidiano che si sente investita di ruolo pubblico. Esiste una classe dirigente che non riesce a pensarsi pubblica ed agisce privatamente. Una volta si diceva che lo Stato era stato occupato dai partiti, ora che i partiti sono stati cancellati, la cosa pubblica è occupata uomini soli.
Privato vuol dire che si “privano” gli altri, ad esclusione di altri.
Credo che il male profondo di questo paese sia qui, nella mancanza di una classe dirigente, ma anche nella mancanza di una cittadinanza che è orgoglio dei propri diritti nel rispetto dei doveri. Siamo privati nel pubblico e nel privato, non siamo cittadini ma familiari, con l’estensione della famiglia ai comparaggi vari.
E la nostra classe dirigente? Il regno iperbolico dell’io e il disconoscimento assoluto del noi, della idea di Patria che è un noi protratto nel tempo con la coscienza della storia e il sogno dell’avvenire delle giovani generazioni compreso. SE non nasceranno i cittadini, se non nascerà una coscienza collettiva nelle classe dirigenti neanche lo spread a zero ci potrà salvare.
E ci vorrebbero lo studio e l’umiltà, tutte cose rarissime in questo nostro declino.


