Concorso internazionale di fotografia: il contagio della maternità
7 Aprile 2023Foto: Louis Celso, Maternità (Maputo, Mozambico)
Mi sono sempre chiesto quale è il gesto più naturale, più normale. Mi sono chiesto se la meraviglia fosse complessa come il meccanismo di un orologio svizzero o semplice come la simpatia che fa un micio quando trotterella per scoprire il mondo e non sa di essere un terribile assassino.
Mi sono chiesto cosa riempiva questa testa mia di mille immagini e sempre di madre vestite.
Una micetta mi consente di carezzare i suoi mici, tenerezza infinita, si fida di me del mio odore, dei miei colori e dei miei gesti esenti dal male. Ogni cosa di questo mondo… mia madre si tolse il cappello e me lo mise sul capo era sole, era vento, era acqua, era tempo ma così, semplicemente così.
Venne un angelo di Dio a dire di un dono, lei non chiese altro che guardare il ventre e fu felice per sempre. Non chiese altro, ma tutto l’altro era in quella voce che cambiava l’ordine delle cose.
I ragazzi erano stata cresciuti dalla madre superiore al timor di Dio e al rispetto di ogni cosa, ma erano diventati terribili artisti della fantasia, ladri della musica, mangiatori di jazz. L’amore per la madre era jazz, era musica e non poteva essere che la madre soffrisse, alle suore non si mente.
Fecero una banda, rubarono il soul e agirono per “conto di Dio” che era quella terribile donna che gli aveva mostrato il jazz.
I bimbi prendono il latte, poi non lo mangiano tutto per loro, ne lasciano un poco per il jazz. Se ci fate caso i bimbi con i bastoni amano le latte e fanno confusione, ma a ritmo di jazz.
Avete riconosciuto il film, avete riconosciuto che ogni cosa di quella storia è un inno alla madre che sceglie i suoi figli che altri hanno abbandonati e ne fa una banda, a sua insaputa, ma di jazz.
Una foto, una madre bellissima e un bimbo la vita è in questo tutto qui, fuori di qui le inevitabili tenebre.


