Concorso internazionale di fotografia: la luce di Nannuzzi “all’Opera”

Concorso internazionale di fotografia: la luce di Nannuzzi “all’Opera”

23 Aprile 2023 0 Di Lidano Grassucci

Sono dentro un museo che prima era palestra, la luce entra dall’alto e cala riempiendo un ovale, pare farsi un giro in giro carezzando arredi di legno vestiti di disegni di Duilio Cambellotti e poi prende fiato. Immagino ginnici uomini che mostrano abbozzati fisici in questa palestra dove tutto era scandito dall’hop, hop degli esercizi del corpo.

Penso alla luce quando della luce mi parla Daniele Nannuzzi, uno dei più grandi “illuminologi” che c’è e che qui a Latina in questo musei, il museo Cambellotti, tiene una mostra dentro la mostra del concorso di fotografia. La moastra è allestita dall’architetto Alessandro Catani che è riuscito a colmare il vuoto che non sta qui, ma nella città, nell’anima anche mia.

La mostra di Nannuzzi si “separa” e “invita”, è una stanza a parte è il “muro” di tutto la mostra con le foto di “luci teatrali”, foto di spettacoli lirici. La lirica quel modo tutto italiano di fare belle le tragedie, di parlare d’amore nell’odio che c’è intorno, di patria nell’invasore, di luci nei teatri senza finestre.

Le opere hanno bisogno di essere luce per chi col naso all’insù guarda quello che sarà un racconto più del vero, una “realtà aumentata” dalla luce, dalla musica, dalla danza, dalla tragedia.

Nannuzzi prende il suo pezzo, la luce, è segue lo spartito. Foto di uomini che volano su sfondi neri, che si reggono sul buio del nero pece o volano in scene di spazi creati dall’uomo per i salti incredibili del balletto. Poi… veli su teste per plasmare volti. Giochi di luci che fanno giorno o notte, nulla e tutto solo cambiando il giro che fa la luce in quello spazio che è il palcoscenico.

Non ci avevo mai pensato e Daniele Nannuzzi lo spiega facile, da romano un poco disincantato che ti resta dentro forma di una città dove la bellezza è così tutto che cerchi i particolari, che diventi pignolo immateriale.

Un mio compagno di liceo, Gianni, poco preparato alla domanda della professoressa di chimica di parlare dell’idrogeno per celare la sua profonda ignoranza di rimando chiese “Ma l’idrogeno in se cosa è?”.

Sono, davanti a Nannuzzi, nella medesima posizione i Gianni: ma la lice in sè cosa è?

Daniele a differenza della professoressa di questo parla “della luce in sè” e quindi delle ombre, quindi della vista, quindi della vita. Continuo ad essere titolare della mia ignoranza ma, finito il giro, mi accorgo di guardare anche quello che non sapevo guardare: esco dal museo è una bella giornata di aprile, le rondini si fanno sentire, vedo l’umanità della piazza, i bimbi nel giardino che giocano, ma ora li vedo illuminati e guardo come il sole che va via cambia la scenografia, poi la notte e i fanali sarà un’altra poesia.

La luce fa i versi in ottava rima.

 

 

Mostra: Daniele Nannuzzi, Un cinematographer all’Opera

fino al 28 aprile, Teatro civico Duilio Cambellotti, Latina

Concorso internazionale di fotografia città di Latina, prima edizione