Satira e dialetto, quella rimozione che ci fa tristi a Latina

Satira e dialetto, quella rimozione che ci fa tristi a Latina

11 Maggio 2023 1 Di Lidano Grassucci

Mi diverto e non poco con Lerciolatinese che prende in giro la gente e anche me che son presente. Strano in una città dove salutare è difficile, ridere è volgare e parlare in dialetto bestemmia mentre storpiare l’inglese è strafico e fa internazionale chi non ha mai superato lo zuccherificio.

Lerciolatinense è garbato, acuto, insomma intelligente, ma gli basta poco per riuscire qui siamo serissimi comici naturali, le spariamo così grosse che finiamo per crederci pure

Questa l’ultima di oggi

E ci sta tutta in una campagna elettorale, diciamolo, non certo divertente. Ridere di noi fa salute, due giorni fa per segnalare il mio contrappunto in un dibattito pubblico dove tifosi tifavano per farsi vedere dal capo ho sbottato in sezzese. Cosa volete farci mi viene da dentro, Lercio lo sa bene e bene fa a ricordarmelo perchè, siamo seri, mica ci si può incazzare in italiano. Il dialetto è la lingua che ha radici, che ha cuore, che ha storia come il riso. Ecco a Latina mancano entrambi, Lercio ha riportato il sorriso sulle cose presunte serie, io mi incazzo nella mia lingua sapendo che il mondo è oltre lo zuccherificio dove se parlano del mondo lo fanno in italiano, se parlano del loro cuore lo fanno con mille accenti diversi e che Dante era solo un fiorentino orgoglioso del suo parlare.

E quelli che parlavano chierico latino dicevano del sommo poeta: “e’ solo uno che parla volgare”. Meritando l’inferno dell’ignoranza.