Genio e banalità/ Intorno a Raffaele Muzio e l’urbanistica lettera ad Annalisa: serve la biblioteca non le casette

Genio e banalità/ Intorno a Raffaele Muzio e l’urbanistica lettera ad Annalisa: serve la biblioteca non le casette

4 Giugno 2023 1 Di Lidano Grassucci

Ogni nuova amministrazione si torna a parlare di urbanistica, di sassi. A Latina i sassi piacciono è una passione collettiva, tutti vogliono sistemare i sassi come fossero soprammobili. Amano il tempio a Latina, non i fedeli, e men che meno il Dio della creazione che fece terre per carciofi e non plinti per palazzine.

E’ stata nominata assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio, non so se farà bene o male, farà, spero, quel che potrà ma il suo cognome che porta mi evoca il mio primo rapporto da giornalista con l’urbanistica. Non è un cognome banale per questa città che non ha memoria mai, non era architetto Muzio, era laureato in scienze politiche, con l’apertura mentale che danno quegli studi (di cui mi vanto). Rammento una storia che è utile, non basta dire faremo meglio, bisogna conoscere il meglio.

Lo zio di Annalisa, Raffaele (nella foto), nella giunta di Nino Corona, fu protagonista di un colpo di reni geniale sulla idea urbana. Non si mise a parlare di casette, volumetrie, di trovare il fabbricabile dove ancora non c’erano fabbricati ma penso alla grande, oltre a fronte di un sindaco decisamente con personalità e audace.

Raffaele Muzio (1938-2001)

Dissero… questa città ha bisogno di un  teatro. Prese un colpo a tutti, un teatro? Ma a cosa servono i teatri? Qua dobbiamo lavorare c’è una città da costruire, mancano i parcheggi e pensano al teatro. Non basta quello dei preti?

Il genio incontra sempre la banalità.

Ma questi, Muzio e Corona, il teatro lo fanno sul serio, solo che, caduti in disgrazia, i successori metteranno i mercanti nel tempio: gli uffici comunali lì dove si doveva recitare.

Ma l’idea più bella è fare una biblioteca, ma grande, grande che ne parlino anche ad Alessandria. A chi farla fare? Al meglio che c’è l’architetto Stirling a Londra. E ci vanno.

Mamma mia mi diceva “va con chi è meglio di te e pagagli anche il caffè”. 

Andarono dal meglio, per portare tra la banalità di cose piccole un riferimento grande. Capite volevano rifare Latina con il teatro e i libri, con il sorriso, con l’ironia, con la critica, con lo sberleffo, con la lettura, con la creazione del genio e non il mito della banalità.

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere

Umberto Eco

Raffaele Muzio veniva da una famiglia di profumieri in una città di puzza, aveva un naso differente.

Ora spero che nei prossimi mesi non ci parleranno di tecnicismi urbani, ma di idee urbane. Speriamo che trionfi il genio, che è raro, e non la banalità che abbonda. Latina non ha bisogno di case, ha bisogno di aria da respirare, di rose da annusare, di mille libri e dell’ironia dei guitti.

Ma temo che ci diranno che servono parcheggi e non biblioteche, e il teatro che fa… ci va poca gente.

Mia nonna Pippa mi fece il più bel dono della mia vita, mi regalò un vocabolario, per tre giorni tagliò la spesa, gestì gli avanzi, e fece l’investimento di cui gli sono grato per sempre. Latina meriterebbe un libro per regalo, ma nessuno presenterà il cadeau

 

PER CHI VUOLE SAPERNE DI PIU’

https://fattoalatina.it/2021/06/27/giovanni-muzio-da-arrotino-a-profumiere/