L’angelo necessario

L’angelo necessario

4 Luglio 2023 0 Di Lidano Grassucci

Ho sempre pensato che oltre i miei occhi, oltre il mio naso, oltre questo tatto non ci fosse niente. Poi ho vissuto e quel niente si è riempito di favole, fate, spiriti e angeli.

Già gli angeli. Un mio amico, materialista storico come me li scoprì leggendo Cacciari, io lo presi per matto

L’angelo necessario diceva lui, lui il filosofo

Per secoli, il pensiero ha tentato di convincersi che gli Angeli fossero entità superflue, superstiziose anticaglie. Ma la dimensione dell’Angelo continua a riaprirsi, ci accompagna, si trasforma, ma non ci abbandona.

Gli angeli erano per me le cose raccontate per darmi coraggio dalla paura, per darmi conforto nel dolore. Per non farmi sentire solo. Ma? Ma chi ci crede a queste cose?

Poi un giorno, il primo giorno che è ogni giorno se da lì cominci a contare. Mi trovai a parlare fitto e non era da me, davanti come un ascolto, davanti come un parlato, insieme un dialogo. Fitto, fitto. Ma chi è che parla, chi è che ascolta.

L’angelo necessario, e mi disse mentre dicevo. Non pensavo alla sua forma, ma era formato.

Credo che gli angeli assumano la forma dei sogni, o sono i sogni a dare la forma agli angeli? Comunque sia… l’angelo era, il mio  lo era, la forma dolce che hanno le grazie nei quadri impressionisti. Per via che parlava di impressioni, ecco ci parlammo di impressioni. L’angelo non volava eppure aveva le ali, l’angelo non cantava eppure sapeva cantare. L’angelo c’era. Mi chiese della primavera, io mi trovai a spiegare un vento lieve che veniva dal mare e girava intorno alla mia sedia.

Chi guardava da fuori pensava alla follia di chi parla  con se stesso. L’angelo non era quello del giudizio, neanche dell’apocalisse, non annunciava ma restava con me.

Gli confessai le cose mie, ma non rispondendo mi trasferì le cose sue che erano le mie ma girate capovolte, messe su un libro eguale al mio ma nel suo verso diverso. Dio mio avevo incontrato l’angelo di me stesso, diverso da lei, diverso da me, diverso da me stesso.

Mi disse: ti accompagno un pezzo. Io risposi: che passo, passo.

Che cavolo, gli angeli ci sono. Mi guardò fisso, io lo stesso.

Con rose di Normandia
o con fiori di ferrovia
aggancia quel bell’angelo
prima che voli via
però madre che spavento
però madre che tormento
sognare nudi e crudi
in mezzo a questo via vai

Ivano Fossati, L’angelo e la pazienza

Dovetti quindi ricredermi e cercare l’angelo necessario altrimenti la vita sarebbe stato un ben strano bestiario. Quindi ora l’angelo è scoperto, necessità del necessario che è così superfluo per una vita che finisce qui, da essere necessario per l’eterno