Latina nel vizio dell’urbanistica “particulare” e il tempo nuovo verde
16 Agosto 2023E’ comune defetto degli uomini, non fare conto, nella bonaccia, della tempesta
Niccolò Machiavelli
Ricominciamo da tre, diceva Troisi. A Latina la destra al governo ricomincia sempre dai piani particolareggiati, cioè dal piccolo per il grande che è come si fa, ma capovolto.
Prendere la città a pezzi è semplicemente stupido, non puoi occuparti della salute del braccio con un infarto in corso. Morirai con il braccio figo. Se non hai una idea del corpo ucciderai anche il braccio. Questo è a prova di buonsenso non di stupido perchè essere stupidi è un difetto non un valore.
I piani particolareggiati sono gli interventi urbanistici che si autorizzano a pezzi di città, come dividere un pomodoro per farci la panzanella.
Anni fa in officina Renzo Calzati mi disse che non ci sarebbe stato più bisogno di meccanici, ma di meccatronici. Di gente che conosceva si di meccanica ma di più di elettronica. Li per lì non ho capito poi sì: oggi le auto sono quasi solo elettronica. Oggi non servono architetti ma archigiardinieri. Latina ha volumetrie per 250.000 residenti, siamo metà. Ha capannoni industriali seminati ovunque e mai “industriati”, ha case ed edifici abbandonati da decenni. I simboli di Latina sono il Key, l’Icos, Globo e potrei andare all’infinito. Serve non il particolare del braccio ma una bella sauna a tutto il corpo. Serve prima di tutto un atto pubblico che stabilisca la tutela del territorio con consumo di suolo zero. Poi andare a cercare gli immobili inutili per abbatterli e ripristinare il paesaggio originale. Serve parlare con i Vivai Aumenta e la Fondazione Caetani che gestisce Ninfa, con il Parco (di cui occorrerebbe chiedere la governance, ma ci vorrebbero politici avveduti non sprovveduti) nazionale del Circeo. Ci vorrebbe fantasia con un piano di piantumazione di alberi da curare. I quartieri con la erre, pare quando lo scrivo il suggerimento di non mangiare le lumache raccolte nei mesi con la R, come gli altri andrebbero “umanizzati” “verdizzati”, non cementati. Andrebbero definiti piani che coinvolgono i comuni confinanti e di tutta l’area. Borgo Podgora come puoi pensarlo se non sai cosa fa Cisterna, Borgo Grappa non può prescindere da Sabaudia, il Faiti da Sezze e Sermoneta. Ma non per “costruire” ma per farci vivere. Resto sempre dell’idea che quando abbiamo fatto i piani particolari si facevano le case al posto del verde, oggi si piantano gli alberi sulle case (Milano, Bosco Verticale) le rose dove si provavano le automobili (Orto botanico sul tetto del Lingotto).
Noi stiamo ancora alle villette, a fare il ricarico sulla pozzolana. Va ripopolato il centro storico dove le case vuote sono la normalità, dove anche gli uffici sono liberi.
Se continuiamo a pensare di comperare aree per farci banali villette siamo… fuori dalla storia, non al recupero della storia ma fuori come un balcone.
Fermiamo una volta per tutte il “particulare” di Guicciardini e passiamo alla cittadinanza che è collettiva e chiede sapienza a ciascuno dando a ogni uno la bellezza.
Illustrazione: Pittore dell’Italia centrale
Città Ideale, 1480-1490, anonimo Olio su tavola, cm 67,7 x 239,4
Palazzo Ducale Urbino


