Fece l’inchino

Fece l’inchino

7 Settembre 2023 0 Di Lidano Grassucci

Settembre è un tempo di malinconia, odora di mosto. Senti nell’aria lo zucchero dell’uva moscato anche in posti di vigne lontane. In fondo è tempo di inizio tempo di formiche fine di cicale.

Lei camminava sotto un sole che si faceva di giorno in giorni più discreto e l’aria era fresca. Cammina, le foglie cominciavano a cadere con rumori lievi. Così ti viene da scorrere i ricordi, da cercare accordi che vengono da soli, come il suonatore senza spartito.

La testa era uno scambio, un senso non sintonizzato, come la ricerca di un canale tv che sentiva distratta ed ora torna, mancando.

Che strano viaggio con se stessa di un pensiero che diventa presente, non invadente. Ride, in fondo parliamo di foglie che cadono a settembre, di sole che raffredda. Impressioni che fino ad un attimo prima del viaggio stavano al loro posto. Cammina, la strada è sempre diritta, si ferma, respira. Sorride di se stessa.

Il pensiero si fa lungo, cancella il viale, cancella gli alberi e c’è ora il mare. Lui cammina sulla spiaggia e la guarda, lei si fa guardare che strano posto ora dove l’onda è una foglia che corre lungo il marciapiede, la sabbia è un selciato e tutto è pensato. La foglia non si ferma, lui è davanti a lei, lei si trova un brivido da indossare, come un abito lieve.

Ride, tira diritto il viaggio è finito. Lontano nel bosco cani abbaiano cinghiali che si avvicinano, non è certo il mare. Eppure, domani sarà un altro tempo, settembre ha il fascino di una donna, ha l’ebrezza del mosto. Lei era lì, lieve ed era bello per se. Lui fece un inchino.