Ciccarelli il comunista che presenta il Che fare davanti lo Zar
21 Gennaio 2024Gli uomini non sono i miei simili; sono coloro che mi osservano e mi giudicano; i miei simili sono quelli che mi amano e non mi osservano. che m’amano contro ogni cosa, che m’amano contro il decadimento, contro la bassezza, contro il tradimento, che amano me e non quel che ho fatto, che mi ameranno finché mi amerò, fino al suicidio, anche nel suicidio
André Malraux ,La Condition humaine (1933)
Non entro nel merito delle qualità letterarie di Marcello Ciccarelli, non me lo potrei permettere, non sono degno.
Non mi addentro nel merito del valore storico della sua opera, sapete io sono socialista e mi è negata (per definizione) la conoscenza del percorso della storia che invece illumina gli intellettuali leninisti di cui Marcello è attento e fine interprete in queste terre “redente”.
Ma mi interessa la genesi e una certa condizione umana di una piccola-borghesia di Latina concentrata nella scuola… Se a Latina avessero votato solo gli insegnanti la sinistra sarebbe stata più forte dei comunisti in Bulgaria, se si apriva ai bidelli no, no di certo. Quelli, i bidelli, avrebbero tradito socialista, repubblicano, forse anche democristiano. Una sinistra votata alla lezione e pedagogica, (un tanto noiosa).
Ciccarelli scrive un libro “Un comunista a Latina”. Bene, se si sente tale fa bene. Ciascuno è quel che si sente e chi può dirgli niente.
Poi lo presenta con il sindaco di Latina, il sindaco di destra in Comune, in sala De Pasquale. Poi indugia con Maurizio Guercio e Cesare Bruni.
Come presentare i Quaderni dal Carcere di Gramsci a Palazzo Venezia con tanto di saluti del titolare. O conversare su ” Che fare” al palazzo d’ inverno” con Lenin, l’autore, e tanto di Zar e magari prendere appuntamento pure con Rasputin.
Non me ne voglia Ciccarelli, già mi chiese ristoro (un paio di cento mila euro, che non ho mai avuto, ma il giudice gli disse che io non conoscevo il percorso della storia ma avevo il diritto di cronaca e nulla dovevo, ringrazio l’avvocato Andrea Spada che mi difese da amico) per vicende d’ impresa e non di proletariato (anche gli intellettuali mangiano e vogliono oltre al pane il companatico), ma resto dell’ avviso che una sinistra delle persone si dovrebbe sporcare le mani con le scelte, con la sofferenza, col dolore non con la dottrina e parlare agli ultimi non sempre con chi comanda.
Tra Di Resta e Finestra, Ciccarelli ebbe la presunzione leninista che non potevano non votare il suo Di Resta a Latina. E vietò alleanze con la sinistra Dc, con i laici.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva,
il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché la storia è dalla nostra parte.
Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista
Lo chiedeva la storia. E Ciccarelli si sentì come vela gonfiata dal vento della storia i democristiani fiori gioco, i liberali inutili e stolti, i socialisti sempre pronti a tradire e quindi? Come potevano non scegliere i migliori?
Votarono Ajmone Finestra. A giocare con la storia ci si fa male.
A volte servirebbe l’ umiltà di capire, meno l’ alterigia di sentirsi la storia, di sentirsi il vero.
E noi, noi riformisti Lepini (io doppiamente traditore da setino e da socialista) continuiamo a fare umani ponti, cancelli in ferro battuto e a pensare che anche il sole di oggi ci debba scaldare un poco e quello dell’avvenire che certamente verrà non sarà ipocrita ma umano, non ci darà lezione ma insieme al pane ci porterà le rose e non le lezioncine morali.
Poi se la rivoluzione è contendere la primogenitura del mercatino della memoria a Cesare Bruni, mi viene tristezza. E allora mi schiero: quando gli antenati di Cesarotto conoscevano sti posti gli antenati di Ciccarelli non sapevano manco che era l’acqua zolfa.



…tutte cose che gli ho detto a quattrocchi e poi ho sbattuto la porta, nel 2005…chi voleva mischiarsi nelle associazioni ed in città veniva bollato come velleitario e messo da parte…