Identità pontina, forse

Identità pontina, forse

11 Gennaio 2025 0 Di Lidano Grassucci

Mentre guidavo, in uno dei miei viaggi urbani collegato a Radio 24, ascolto Gianluca Nicoletti che parla del bar, dei bar, del loro ruolo nella società italiana e mi immedesimo nel mio personalissimo senso del bar. Già, il bar, un posto dell’anima dove, se non è un bar di “corsa” delle città dove ci sono presenze ma non relazioni, trovare il modo per essere vivi ma senza il bisogno di fare qualche cosa, semplicemente per essere vivi.

Una volta mi trovai in un bar di quelli dove stai e non passi in cui si discuteva del saper nuotare. Uno degli astanti si offese al dubbio di non essere “nuotatore”… Io non so nuotare, ma se l’ altro giorno mi sono tuffato a Capo Portiere e, taf, taf, due bracciate alzo la testa e uno mi fa Buenos Dia senor , l’ altro rilancia… Ma che dici in mezzo c’è la Sardegna.
Il bar è iperbolico, abnorme, fantastico, è un mondo di Tolkien con orchi e elfi ma tutti così umani, con nani giganti e calciatori e gli avventori Maradona lo fanno giocare con José Altafini. E si anche incazzano su chi è meglio e tutto altrimenti è peggio.
Merckx ancora batte Gimondi.
E la politica? Ho sentito al bar spiegare la guerra di Libia, raccontare di Lawrence d’Arabia, mischiati con la Tigre di Mompracem, e capitan Nemo a 20 Mila leghe sotto il mare.
Il bar è fantastico, tanto che è l’ unico posto così incredibile da essere l’unico credibile.
E ti fai un fernet Branca, per digerire la vita. Ti fai un caffè per non dormire davanti al vivere prossimo. Poi quando ciascuno cerca di ritrovare la strada tu continui a fantasticare, hai investito il tuo tempo senza perdere neanche un minuto