Inquisizione e eresia, il colpevole per forza
14 Marzo 2025Esiste sempre nel vivere un modo di guardare le cose come faceva Bernardo Gui, l’ inquisitore, che davanti a delitti efferati presume i colpevoli che di colpevole hanno tutto fin l’ evidente bruttezza di questo mondo, ma sono innocenti. La Santa Inquisizione aveva ragione per definizione nella grazia di dio e gli accusati erano colpevoli senza grazia con la possibilità unica di confessare, solo quella. I due, Salvatore e Remigio da Varagine, erano “colpevoli” ma di eresia per Fra Dolcino non di morte per il mondo. Non erano santi ma “Penitenziàgite” era il monito dei dolciniani, siate penitenti che di colpa ne avete verso la Chiesa e la sua arroganza ma non verso la vita o la morte, nel verso dentro la fede. Però questo non è vero o falso è il vivere, non erano assassini i due, erano di Dolcino, questo sì. È la storia di due dentro ‘in nome della rosa’ di Umberto Eco che è il libro della vita tra colpevoli già scritti o colpevoli nelle ragioni di uccidere. Bui non ebbe dubbi. Guglielmo da Baskerville invece non assolve non condanna ma ricerca la verità per deduzione e comprende l’ eresia che non è una malattia, non uccide ma pone dei dubbi a chi ha solo ragioni.
Racconto tratto da “In nome della rosa” , Umberto Eco


