Stori@fest, conversare sulla Redenzione dell’Agro di Cambellotti
21 Maggio 2025Dico che la Storia si scrive nella fatica di riscriverla.
Propongo allo Stori@fest del Comune di Latina un percorso di lettura del dipinto di Duilio Cambellotti “La Redenzione dell’ agro” .
Sta lì da quasi un secolo ad arredare una sala della Prefettura, ospita il consiglio provinciale, sta in alto. Quando parlano di Latina si riempiono la bocca di Palazzo M, eppure per trovare una cosa analoga, seppur racconta un’ altra storia, devi andare a Sant’ Oliva a Cori.
Non ci crederete me lo hanno fatto fare e rendo merito all’ amministrazione di avermi ospitato. Certo non vengono le masse oceaniche (la lettura è fissata ogni giorno fino a sabato alle 10 e alle 12, in piazza della libertà sede Prefettura, per il Comune contatti 3922917391 c’è Elena Lusena e Salvatore Sciaudone, la guida di Piana delle orme è Annarita Floris) , ma gente e ragazzi attenti. La presento per quello che è un manifesto culturale e politico del ‘900, parto alla lontana: Giovanni Gentile scrive, sulla Enciclopedia italiana, “tutto è nello Stato, nulla fuori dallo Stato”. Lo stato totale, il totalitarismo che per missione ha di creare l’ uomo in grado di stare nella nuova civiltà della macchina superando i limiti della natura (oggi la sfida è l’intelligenza artificiale)
La palude informe e malsana di uomini timorosi, meglio terrorizzati, meglio vittime di malaria con le loro vacche malandate e con corna lunghissime, che sono cacciati sulle montagne da militi eroici e forti che portano ordine dove c’era anarchia.
Ma la ricerca dell’ uomo nuovo portò al non umano ai campi di concentramento, ai gulag, alle guerre del ‘900. L’ uomo vecchio portò con sé un bene assoluto che l’ uomo nuovo nel mito della macchina aveva svenduto: la libertà. Così leggiamo un dipinto come si leggono le storie sacre delle chiese.
Lì, nelle chiese, storie di salvezza, qui storia di razionale sostituzione. Guardano in alto gli astanti, i militi hanno dorso nudo, i passatisti pesanti pastrani, i passatisti hanno lestre, i militi fanno città.
Si racconta la città nuova che per essere deve cacciare la libertà di vivere, l’ordine per fermare il disordine.
Il dipinto è un libro di storia e di metodo storico: la storia si riscrive ad uso del totale nel cui nome si cancellano le differenze.
Poi? Poi gli uomini e le donne nuove hanno bisogno di sapienza antiche, poi mio padre uomo vecchio dei Lepini incontra mia madre donna nuova del piano e la vita mischia, senza ragione, senza redenzione, per amore.


