Gaza: quel particolare del ricatto sui morti

Gaza: quel particolare del ricatto sui morti

1 Giugno 2025 0 Di Lidano Grassucci

Sono tempi barbari, tempi in cui quello che pareva scomparso per sempre è riemerso dall’ angolo del male da dove è venuto.
Nelle trattative in corso per la tregua a Gaza mi ha colpito un particolare a cui nessuno, dico nessuno ma dovrei dire pochi, bada. Stanno trattando sulla restituzione di ostaggi vivi, e ci sta, si capisce. Russi e Ucraini si sono scambiati mille prigionieri, è una cosa che comprendo nell’ orrore della guerra. Ma? Ma c’è un ma: perché non restituire i morti. La morte è una vita che non c’è, il morto non può odiare, amare, vivere è solo pietà per i suoi vivi. Negare i morti, usarli come ricatto, è disumano non alla carne ma al dolore umano. Infierire sui morti è vile, inutile è cattivo.
Hamas trattiene i vivi e nega i morti, ma per il mondo questo è nulla, è banale.
Badate questo che scrivo non descrive gli israeliani come carmelitani scalzi, non cancella la condizione della guerra su Gaza. Quello che dico è che nessuno ha detto una parola verso chi non c’è più. Agli assassini non chiedo nulla in guerra si è disumani, si hanno le mani sporche di sangue a prescindere dalla ragione o dal torto, ma non ridare i morti è uccidere ogni pietà, è spiegare perché non si proteggono i bambini.
Mio nonno è morto sotto le bombe a Piazza del Quadrato a Latina, bombe americane che lo hanno ucciso, e di lui si è persa ogni traccia, che di anni ne aveva intorno a 30. Questo non mi impedisce di stare con gli americani nel dolore tutto mio di non avere il nonno con cui capire il mondo. Ma non avere un posto dove pensare sia a riposare ha segnato la mia vita. Dal culto dei morti sono nate le civiltà, tutte nessuna esclusa. Senza rispetto dei defunti non siamo uomini e chi usa questo definisce se stesso.