L’ipocrisia della pace e un cattivissimo sionista

L’ipocrisia della pace e un cattivissimo sionista

14 Giugno 2025 0 Di Lidano Grassucci

Mi dicono anche che sono cattivo, e forse non posso dargli torto, perché sto dalla parte di Israele anche contro l’Iran. Mi dicono che non capisco, financo che non so fare il mio mestiere che è raccontare. Naturalmente, avendo ipocrita assenza di fantasia vivono commentando il mio dire essendo loro banali ripetitori.
Sono per la guerra? Nessuno lo è, ma la guerra esiste: e’ la guerra che nel Risorgimento ha dato a masse di tribolati una Patria per essere degni tra i popoli. L’Italia è nata per guerra, per guerre e in ogni città e paesino italiano c’è il monumento ai caduti. Mi accusano veementi grazie alla libertà che consente a me di dire e a loro anche . Una libertà conquistata in armi da angloamericani, polacchi, francesi, partigiani, la mia brigata ebraica, venuti a morire qui per i guai nostri.

Altrimenti, senza loro, saremmo stati impegnati il sabato con la camicia nera e la domenica a sentire la bontà falsa dei preti.
Sono per la guerra? Sono per la dignità del mio vivere e, se necessario, ricordo Gaetano Bresci che il Re lo fece fuori per la santa anarchia, ricordo Garibaldi che con 1000 ragazzi di Bergamo volontari sbaraglio 20 Mila mercenari al soldo di re pusillanime.
Sono che la guerra è meglio che essere servi che è essere morti vivi.
A ci sono i preti con i loro piagnistei per la pace,  loro che hanno fatto crociate, guerre e roghi, negato la scienza e ora fanno finta di essere quello che non sono mai stati buoni.
La sinistra orfana (ahimè) di Marx si è fatta attiva del dopolavoro della parrocchia e dell’ “oppio dei popoli” si è fatta dipendenza, drogata di ipocrisia. E la destra si fa pacifista tanto odia il popolo di Israele e in fondo ha un lavoro da finire.
Allora, sono cattivissimo e che fa. Non mi piaceva la teocrazia di Roma che la mia parte ha combattuto in armi per la sacra e libera Repubblica romana, non piangerò certo per la teocrazia iraniana che rende reato anche “un bacio”. Così vanno le cose, e credo che anche fossi solo, e non lo sono, a pensare così farei lo stesso. E conto la mia canzone che recita “con le budella dell’ultimo prete impiccherem l’ ultimo re”.

Questo pezzo lo dedico a Ahoo Daryaei che lo scorso anni si spogliò a Teheran a dire ai preti e al mondo che dio non è un sarto che si occupa di coprire il suo creato ma è orgoglioso di ciò che ha creato. Con Israele e con la libertà.