La redenzione dell’Agro, quando Cambellotti fece il manifesto di una tragedia e “scrisse” la solitudine di Latina
18 Luglio 2025Lo Stato è un assoluto, davanti al quale individui e gruppi sono il relativo. Per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato.
Giovanni Gentile, Enciclopedia italiana 1932

Latina è così sola, ma perché è sola.
La risposta, forse, sta nel palazzo del Governo (la sede della Provincia e della Prefettura) in piazza della libertà.
Lì c’è “scritto”, meglio mostrato, il “senso” di una comunità che non c’era ma ci sarebbe stata. I dipinti, le sculture sono il senso della civiltà italiana, sono il medioevo, il rinascimento e poi giù nel tempo fino all’arte contemporanea. Noi, noi italiani, non abbiamo mai amato la scrittura che non decifravamo, ma la pittura se perché questo è un posto dove guardi e stupisci. A me ha insegnato a leggere i quadri e le sculture mia nonna nelle mie chiese. Capivi la sofferenza del Dio che si è fatto uomo dalla espressione del viso delle sculture lignee, capivi la pietà nel vedere il ritratto della Madre con il suo figlio morto. Capivi la speranza in Sant’Antonio nel gesso con i gigli, pareva vivo.
Si aveva senso delle cose del creato nell’ingenuo guardare di San Francesco, o nella compagnia del maialino di Sant’Antonio abbate. I dipinti, le sculture parlano e ogni potere le fa parlare. Lo ha “creato” il potere di Santa Romana Chiesa, lo ha seguito il potere politico, quello del tempo.
E’ lo spirito del dipinto di Duilio Cambellotti, la Redenzione dell’Agro. E’ un manifesto dell’inizio del secolo scorso, così breve (definizione di Eric Hobsbawm) da non essere ancora finito. Che dice il dipinto? Che un uomo nuovo stava per venire. Un uomo che avrebbe fatto cose nuove, un uomo che avrebbe fatto città nuove. Ma soprattutto avrebbe cancellato il passato disordinato e sporco. Avrebbe tolto la selva con le farnie, le capanne, la durezza della natura matrigna, la durezza di uomini “già morti”, i butteri, per uomini immortali è belli e nuovi lavati con Perlana della Storia, della utopia.
L’uomo vecchio è cacciato, deriso, beffato e buttato quasi fuori dal dipinto, negato, offeso. L’uomo nuovo il milite si lascia dietro la terra ordinata, città quadro e squadro. Neanche un albero, ma terreno per cereali. Gli uomini vecchi hanno cavalcature e vacche cornute (maremmane), tabarri con i baveri alzati, l’uomo nuovo è nudo, non ha freddo, ha tempra.
Ve lo dico così ma la conseguenza?
Perchè come è finito il dolore di nostro signore lo sappiamo :
è salito al cielo, siede alla destra del Padre. Credo
Qui? Le città nuove sono diventati ruderi appena nate, 10 anni per costruire, una sola guerra per distruggere. A forza di negare la storia e il passato non è nato un uomo nuovo ma la tragedia totalitaria del ‘900. Latina gli uomini vecchi li aveva cacciati, quelli nuovi si erano scoperti sterili di bontà e… il manifesto è diventato la prova dipinta di una utopia che si e’ fatta tragedia. La tragedia totalitaria del ‘900
Il quadro è dipinto nel divenire, è diventato testimone indiretto dei gulag, dei campi di sterminio, di Pol Pot, della assurdità di cambiare gli uomini che cambiati, senza storia, sono zombie nella storia.
L’autore non lo sapeva? Se vivi il tuo tempo questo segna te, senza che tu puoi vedere dove andrà la tua generosa bontà verso la fine, la tragedia.
Latina che eredita? Che è di uomini diversi dagli eguali che stanno fuori, è città che non cerca le sue radici ma si sente nuova rispetto ad ogni storia, perchè la storia non esiste. E’ stata un laboratorio dell’uniformità davanti alla bellezza delle differenze.
Di questo si parlerà sotto il dipinto nell’aula della Provincia del Palazzo del Governo per iniziativa della associazione Vittorio Veneto, presidente Giuseppe Coriddi. Interverranno Lidano Grassucci, Maurizio Guercio e Francesco Tetro.
Con il patrocinio della Provincia di Latina, dell’associazione Anima Latina, de Fatto a Latina


